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Milano-Modena, Modena-Milano

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Un fine settimana in fiera, tra sorprese e delusioni…

Quello che si è appena concluso è stato un weekend intenso di cultura automobilistica, qualche bella automobile e anche qualche delusione.

Per stemperare la polemica innescata dal Modena Motor Gallery a proposito della sovrapposizione con Milano Autoclassica, è bene precisare subito che si trattava di due eventi tra di loro non proprio sovrapponibili, Milano proiettata avanti, Modena indietro.

Abbiamo visitato Milano Autoclassica il giorno di apertura e il Modena Motor Gallery quello di chiusura ed entrambe hanno sottolineato che gli errori del passato si sedimentano e condizionano immancabilmente il futuro.

Durante l’emergenza COVID molti si sono precipitati a dire che ne saremmo usciti cambiati, rinnovati e più coesi. Probabilmente era troppo persino pensarlo figuriamoci a metterlo in opera e così nella prima competizione “classica” in uscita dalla fase emergenziale l’effetto “wow” manca in entrambi gli estremi della pianura padana.

Gli eventi organizzati attorno all’auto d’epoca non possono più prescindere dall’aspetto culturale. Fare cultura significa fare uscire il visitatore un po’ cambiato rispetto a quando è entrato, più consapevole di cosa ‘stà dietro le quinte”, fare cultura è anche imprimere un cambiamento nel modo di essere e atteggiarsi. Esporre una Bmw M1, o una Rolls Royce Phantom 1 Brewster non serve a nulla se non si spiega che cos’è, chi la faceva, come la si faceva e perché è esposta. Già, perché sta li? Chi visita questi eventi spesso esce senza darsi una risposta. Milano aveva un calendario di eventi fitto e interessante, nei vari stand si faceva cultura sia attraverso dibattiti di attualità del mondo dell’automobile storica che retrospettive verticali su specifici costruttori. Gli eventi che contano vanno in questa direzione, con la cultura si mangia e si fa un servizio pubblico. Poi, di contorno, ci stanno anche le automobili e le moto, ricambisti e, giustamente, ristoratori. Ma i taralli pugliesi o le cover dell’iphone? A Milano gli spazi erano riempiti un po’ alla meno peggio senza voler citare Renè Ferretti. Se non si riempiono tutti gli spazi pazienza, il prezzo del biglietto non è speso meglio se posso comprare un pacchetto di biscotti o un trapano tascabile, non credo infatti che nessuno vada li per quello e l’effetto è comunque svilente. Una Stanguellini 750 Abarth a fianco di una distesa di ferramenta a che serve?

Speriamo che in futuro non si rincorra più il tutto esaurito, non serve, sarà probabilmente sufficiente alzare il telefono e chiamare un collezionista per esporre la sua amata e con l’occasione finalmente “raccontarla” come merita e magari spiegare perché non si fanno più macchine cosi. Chi ascolta capirebbe sicuramente il messaggio e si porterebbe a casa un’occasione di riflessione e forse potrebbe in futuro spingersi oltre un semplice “bella”. Per i 90 anni di Pininfarina è stata organizzata una spettacolare esposizione di modelli rari, prototipi e iconici del carrozziere torinese a fianco allo stand dell’Asi dove una Alfa Romeo 6C 2500 Villa d’Este del 1949 e una Alfa Romeo 6C 2500 Sport Cabriolet Pininfarina del 1947 celebravano orgogliose e silenziose i 110 anni del Biscione. Ma l’Alfa non è stata celebrata solo allo stand dell’Asi, l’Alfa Romeo club di Milano ha festeggiato i 35 anni di un modello a pieno titolo storico, la 75.  In esposizione per i visitatori tutti i modelli della fortunata berlina di Arese, dalla 1.6 alla Turbo, dalla Indy alla 3.0 V6 disposte ai lati di un passaggio centrale dove il visitatore –  quasi commosso – percorreva la storia del modello, un storia lunga 35 anni. Quest’anno tra le vetture in vendita esposte a Milano non svettavano modelli particolarmente significativi tuttavia una lode va data all’impegno di voler organizzare qualcosa che non fosse solo commerciale ma continuasse nel solco della diffusione e approfondimento della cultura motoristica.

“Una Stanguellini 750 Abarth a fianco di una distesa di ferramenta a che serve?”

Veniamo a Modena, il Motor Gallery ormai è una fiera dove si compra e si vende e poco più. Il business che si fa al Motor Gallery sembra essere business immediato, mordi e fuggi. Non c’è investimento nel futuro di quest’iniziativa che è nata con una nobile ambizione ma che ha subito tradito se stessa svendendosi al business di piazzole e posti auto. Non c’è traccia di cultura seria dell’automobile, gli eventi sono i soliti da anni che spesso vedono gli stessi personaggi – tutt’al più intervistati da quattro studenti – che però non riescono a coinvolgere lo spettatore, a farlo sognare, emozionare e fantasticare sulle imprese e sul saper fare che tutti nel mondo invidiano al tessuto produttivo modenese. Se business deve essere, quello che si è visto non è valso il prezzo del biglietto. Questa è stata un’edizione che se non fossimo in un clima di “6 politico” verrebbe bocciata senza appello e non perché non c’erano macchine, perché tutto era messo li senza un criterio, senza un pensiero.

I commercianti sono una categoria a sé si sa, ma è legittimo pretendere da chi vende una De Tomaso Pantera  (incidentata) per 120.000 euro almeno informazioni fondate e  attendibli? Il venditore non conosceva la macchina, non sapeva nulla se non il prezzo…un po’ poco per esporre “nel salotto buono” come da qualche parte ancora si legge ma che forse tanto buono ormai non è più. Alcuni stand riempiti di nulla, una squadra di ragazzi a lucidare le solite due Lamborghini per due giorni di fila, noioso anche per chi passava distrattamente. 

Sarebbe stato sicuramente più interessante visitare anche solo un padiglione, ma di cose attinenti al motorismo storico, senza il frastuono dei simulatori, poter ascoltare e partecipare a eventi che accendano la mente, leggere informazioni sulle auto esposte, imparare qualcosa anziché vagare tra standisti svogliati e vetture, a parte qualche eccezione, non memorabili. Il COVID finirà, ma è già ora di rimboccarsi le maniche per il 2021 per evitare di essere ancora un diversivo al centro commerciale per la domenica pomeriggio. Modena non se lo merita.

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Classe '76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d'epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar '60 e '70 ed i grandi rossi dell'Etna!

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