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Tony Palma, la storia della prima Pantera Gr.3

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Nel 1972 la De Tomaso affida a Gianfranco Bardelli la preparazione della Pantera Gr.3. Qualche anno prima Tony Palma, uno dei piloti romani più conosciuti, acquista da Carpanelli a Roma una Miura SV giallo banana con interno nero che aveva fatto poi modificare da Gioacchino Vari per migliorare la tenuta di strada mediante il riposizionamento dei radiatori che altrimenti ne favorivano il “decollo” come testimoniato da molti driver che improvvisamente in velocità avvertivano l’alleggerimento dell’avantreno fino al suo distacco da terra. Abbandonata l’idea di correre con la Miura, purtroppo negata per le competizioni, decide di acquistare una macchina più vocata alle competizioni veloci e torna da Carpanelli per ordinare questa volta una De Tomaso Pantera.

Tony chiede a Carpanelli una macchina speciale per fare il Tour de France Automobile del 1972 insieme a Giambattista Alemanni , navigatore molto esperto che aveva all’attivo importanti collaborazioni con molti piloti. Durante l’estate mentre alla De Tomaso, stanno allestendo la macchina per poi mandarla da Bardelli per l’ultima fase di preparazione, Tony e Alemanni vanno in Francia in ricognizione sul tracciato della Tour de France Automobile. Il progetto del Tour de France Automobile alla fine salta per un improvviso malore di Alemanni. La Pantera nel frattempo ha preso forma e viene portata a Roma da Bardelli per la preparazione finale a Gr.3.

Le preparazioni Gr. 3 erano molto limitate all’epoca e occorreva concentrarsi sui dettagli per riuscire a recuperare competitività contro gli avversari che all’epoca erano principalmente alla guida di Porsche. Con la macchina ormai ultimata, Tony ingaggia Massimo De Antoni e gli affida la vettura che vince le prime due gare Gr.3 della storia a Vallelunga. Tony Palma ricorda come la Pantera fosse una macchina eccezionalmente guidabile, e la parte migliore di tutta l’automobile era sicuramente il cambio ZF, pesante ma ottimamente studiato nella distribuzione dei pesi. Il motore era il Cleveland 351C 4V “di serie” abbinato, nelle Gr.3 come nelle Pantere stradali, a un carburatore Holley  più performante agli alti regimi rispetto al Motorcraft montato di serie che invece risultava più godibile nel traffico quotidiano.

La macchina era estremamente attraente e rabbiosa e al tempo stesso adatta all’uso cittadino anche se uscendo una sera per Roma Tony urtò qualche colonnina di delimitazione stradale proprio un paio di giorni prima della scalata di Montevergine dove – riparata nottetempo da Bardelli – vinse davanti ad un’altra Pantera, quella di Gianni Dall’Olio. La Pantera finisce poi in Svezia insieme all’altra macchina che Tony Palma usava all’epoca, una Iso Rivolta Fidia acquistata dal Concessionario Carlo Mancini a piazza Pitagora. La Iso Fidia, versione a quattroporte della concorrente a marchio Iso delle Pantera, l’A3C, venne poi rubata e usata per rapine – neanche a dirlo – “ad alta velocità”, ma questa è un’altra storia.

foto di Gianluca Bardelli
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Classe '76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d'epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar '60 e '70 ed i grandi rossi dell'Etna!

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