L'editto-riale

A proposito di “Liste e listoni”…

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RIFLESSIONI SUL CASO “ASI VS ACI STORICO”

In questi giorni abbiamo letto e sentito di lettere aperte che i presidenti di Asi e Aci Storico si sono scambiati attraverso le testate di alcuni magazine del settore.
E’ sempre curioso e interessante leggere fra le righe e decifrare i messaggi lanciati a “nuora perché suocera intenda” . Al di là delle scelte di comunicazione, tutte ovviamente legittime, ci sentiamo di dire anche noi la nostra per capire se – anche in questo caso – la virtù sta “in media res” .
La lista, o il più muscolare “listone”, trova la sua ragione e fondamento in una considerazione tanto banale quanto cruciale: il semplice passare del tempo non fa di ogni automobile “un’automobile storica”. Questo non significa che ci debbano essere modelli esclusi a priori.

Per essere storica, un automobile – specialmente in un contesto in cui la passione diffusa porta alla conservazione di un numero sempre maggiore di automobili – deve rispettare dei criteri che ne condizionano la sua rilevanza ai fini dell’interesse alla propria conservazione da parte dello Stato, attraverso anche il riconoscimento di benefici fiscali e derogatori di normative in vigore come quelle relative alla limitazione di circolazione. Un’automobile è storica o diventerà storica nella misura in cui rappresenta il tempo in cui fu concepita, l’innovazione nelle soluzioni tecniche adottate, lo sforzo creativo, la visione che c’era dietro alla sua ideazione e produzione. Il fatto che certe automobili siano percepite da tutti come meritevoli di interesse e tutela dimostra come i requisiti di cui parlavamo non debbano in alcuni casi nemmeno essere ricercati, sono evidenti. Gli artt. 60 del CDS vigente  e 215 del Regolamento di attuazione del CDS definiscono i veicoli storici e quelli di interesse storico e collezionistico. Questi ultimi, i reali interessati dalla questione relativa a liste e listoni, sono quelli iscritti in uno dei registri ASI, Storico Lancia, Italiano Fiat, Italiano Alfa Romeo e da questo dotati della certificazione attestante la rispettiva data di costruzione nonché le caratteristiche tecniche.  Infine – ma non di poca importanza anche e soprattutto per i profili fiscali – deve risultare che la data di costruzione sia precedente di almeno 20 anni a quella di richiesta di riconoscimento. La norma non fa riferimento a liste o listoni ma lascia alla discrezionalità degli enti individuati dalla legge come “certificatori” riconoscere il valore storico e collezionistico di un veicolo.

Onestamente pare l’approccio migliore, se non fosse per il piccolo dettaglio che l’attività di certificazione è onerosa per il richiedente e quindi la espone a legittime riflessioni in ordine alla serietà con cui l’attività loro delegata dalla legge viene svolta. L’Aci Storico intende ridurre la discrezionalità di cui godono gli enti di cui all’art. 60 CDS, ed in particolare l’ASI, attraverso l’obbligatorietà del preventivo inserimento nel modello all’interno della lista che altro non servirebbe quindi se non a scremare le “candidate” sulla base della già accertata “collezionabilità e storicità” del singolo modello.
Per la certificazione invece dell’esemplare, andrebbe comunque fatto l’iter attuale. 

Allora, in un contesto di serietà e volontà di tutelare la vera essenza del motorismo storico a vantaggio della nostra storia e della nostra passione, ha senso voler limitare a priori la certificabilità delle macchine sulla base della preventiva inclusione o non inclusione del modello nel famigerato listone? La risposta è ovviamente no per almeno due ordini di ragioni. La prima è che la lista è miope, non si accorge con tempestività del dato quantitativo, vale a dire del numero di esemplari circolanti di un certo modello, e ciò potenzialmente potrebbe metterne a rischio la testimonianza storica che quello modello porta con sé. Se da un lato negare interesse storico e collezionistico a modelli molti diffusi è comprensibile, dall’altro bisogna dotarsi degli strumenti per individuare quando il numero degli esemplari circolanti è tale da fondare un interesse alla loro conservazione. Chi potrebbe fornire questo strumento? Il PRA, ovviamente! Se gli esemplari circolanti scendessero al di sotto di una soglia prestabilita, l’interesse alla loro conservazione andrebbe rivisto e per l’effetto ne andrebbe riconosciuta l’astratta rilevanza storica e collezionistica. Infatti, non dimentichiamo che i benefici e le deroghe normalmente riservate ai veicoli di interesse storico e collezionistico (per un momento non consideriamo le distinzioni fiscali tra ventennali, venticinquennali e trentennali) hanno un costo per l’Amministrazione e quindi in scenari di scarsità di risorse, le scelte devono essere mirate e dirette a quei veicoli in possesso dei requisiti richiesti.

La seconda ragione è che un veicolo escluso non per diffusione ma per asserita “insignificanza” ai fini di cui si tratta, ben potrebbe rappresentare il suo tempo, i cambiamenti sociali e i costumi dell’epoca, per esempio, per il livello di conservazione eccezionale o per la presenza di dettagli che ne giustifichino la rilevanza e quindi il riconoscimento come di interesse storico e collezionistico. Inoltre,  andrebbe anche superato il ragionamento tautologico che sembra imporre di riconoscere di interesse storico e collezionistico tutti gli esemplari dei grandi blasoni e invece fare distinzioni spesso sofiste e oscure per esemplari di marchi più popolari. Una Duna conservata in maniera impeccabile, testimonianza della cura del suo proprietario e della dedizione al suo mantenimento, non è in linea di principio meno meritevole di riconoscimento di una Ferrari, anche solo di una 208 GT4.

Oggi e sempre di più in futuro, occorrerà selezionare, accertare, studiare e indagare le caratteristiche, l’originalità e la fedeltà dei singoli esemplari alle specifiche di fabbrica e alle mode – perché no – rappresentative dei tempi, per includerli nei registri riconosciuti dalla legge e a cui sono ricollegate le misure di favore di cui tanto si parla. Non serve una lista o un listone, serve serietà, amore per il motorismo storico e la consapevolezza che il destinatario del riconoscimento non è il proprietario della vettura ma è la vettura stessa, quella certificazione servirà a lei per continuare a circolare e a testimoniare il bagaglio culturale che porta con sé.  

Le rivalità di cui leggiamo devono essere orientate a garantire maggiori tutele al vero patrimonio motoristico, superando luoghi comuni o preconcetti, per accertare seriamente quali mezzi siano di interesse storico e collezionistico e quali no, non sulla base di una lista “precotta” ma sulla base di un accertamento che sia serio e meditato.

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Classe '76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d'epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar '60 e '70 ed i grandi rossi dell'Etna!

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