L'editto-riale

Il motorismo storico tra tutele e privilegi

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Il mio vecchio professore mi ripeteva sempre di partire, prima di fare qualsiasi considerazione, dal dato normativo. Proverò anche questa volta, pur in un contesto così diverso.

L’art. 60 del codice della strada, con riferimento alle nostre benamate, afferma che sono veicoli di interesse storico e collezionistico “tutti quelli di cui risulti l’iscrizione in uno dei seguenti registri: ASI, Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo, Storico FMI”. Quindi, per essere di interesse storico e collezionistico, il veicolo deve essere iscritto in un apposito registro tra quelli elencati dalla disposizione del codice della strada e poi aggiunge “ (che) possono circolare sulle strade purché posseggano i requisiti previsti per questo tipo di veicoli” . Non è sufficiente l’iscrizione al Registro di turno per poter circolare, è necessario il possesso (quando in circolazione) dei requisiti previsti a seconda del tipo di veicolo. L’art. 63.1 bis della l.n. 342/2000, in materia di benefici fiscali riconducibili all’interesse storico e collezionistico aggiunge: “gli autoveicoli e motoveicoli di interesse storico e collezionistico con anzianità di immatricolazione compresa tra i venti e i ventinove anni, se in possesso del certificato di rilevanza storica di cui all’articolo 4 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 17 dicembre 2009… rilasciato dagli enti di cui al comma 4 dell’articolo 60 del codice della strada .. e qualora tale riconoscimento di storicità sia riportato sulla carta di circolazione, sono assoggettati al pagamento della tassa automobilistica con una riduzione pari al 50 per cento”. L’Art. 4 del  DM a cui rinvia la l.n. 342/2000 precisa che”il certificato di rilevanza storica e collezionistica…attesta la data di costruzione, la marca, il modello e le caratteristiche tecniche del veicolo, con specifica indicazione di tutte quelle utili per la verifica dell’idoneità alla circolazione, la sussistenza ed elencazione delle originarie caratteristiche di fabbricazione, nonché specifica indicazione di quelle modificate o sostituite”.

Il certificato di rilevanza storica e collezionistica pare proprio che sia importante!

Insomma, senza andare ulteriormente nel dettaglio per non annoiare eccessivamente, la disciplina vigente individua delle attività specifiche e decisamente pregnanti che l’ente certificatore deve svolgere per il rilascio del certificato di rilevanza storica e collezionistica (conosciuto anche come CRS) e per farlo a seconda dei casi ha bisogno della collaborazione del professionista che ha eventualmente restaurato la macchina o la moto. Le competenze e le capacità coinvolte in questo iter tecnico amministrativo sono dunque profonde e non improvvisabili. L’ente preposto al rilascio della certificazione può, in presenza dei requisiti di cui sopra, negare il rilascio del CRS? Il DM all’art. 3 specifica che “l’iscrizione ad un registro di un veicolo avente data di costruzione risalente almeno a venti anni prima della richiesta è subordinata al rilascio, da parte del registro presso cui è richiesta l’iscrizione, di certificato di rilevanza storica e collezionistica di cui all’articolo 4” e cioè “ la verifica dell’idoneità alla circolazione, la sussistenza ed elencazione delle originarie caratteristiche di fabbricazione, nonché specifica indicazione di quelle modificate o sostituite”.

E’ lecito, ad oggi, fare discriminazioni con liste e listoni? Certo che no. Le obiezioni che vengono mosse agli enti che oggi certificano sono però, almeno in parte, fondate? Certo che si. La norma demanda all’ente certificatore di “verificare” la sussistenza dell’idoneità alla circolazione nonché attestare con “specifica indicazione di quelle (delle caratteristiche di fabbricazione nda) modificate o sostituite” su cui eventualmente fondare l’eventuale diniego.  L’All. II del DM stesso conclude che “i veicoli classificati di interesse storico e collezionistico, conservano le originarie caratteristiche costruttive e funzionali”. Entra quindi in gioco l’aspetto legato alle precise e irrinunciabili competenze e capacità tecnico professionali che l’ente deve avere per poter rilasciare – legittimamente – i CRS. Tutela o privilegio? Se si osservano con scrupolo le norme si può parlare fondatamente di tutela, sacrosantamente necessaria per garantire la conservazione e la permanenza sulle nostre strade dell’immenso patrimonio motoristico che, insieme a quello artistico, così intimamente connota la nostra storia. Se il club di zona, un  po’ per miope opportunismo un po’ per accontentare l’amico di un amico o per gonfiare i numeri degli associati e farsi bello, compila delle relazioni non veritiere, approssimate e che non mettono in rilievo le incongruità con i requisiti di legge commette senz’altro un falso e non fa l’interesse della collettività degli appassionati. D’altra parte, l’Ente certificatore di riferimento dovrebbe comunque, a prescindere dalle relazioni dei tecnici di club, effettuare indagini suppletive per accertare l’effettiva sussistenza dei requisiti di legge. Il pagamento delle quote che gli iscritti fanno è finalizzato a dotare questi enti delle risorse necessarie per far fronte ai propri compiti e, tra questi, la certificazione delle vetture.

Le critiche mosse dall’ACI all’ASI si fondano essenzialmente su quest’aspetto, e cioè quella delle certificazioni facili, a maglie larghe per essere chiari, per fare cassa. Se l’intento è indiscutibilmente nobile, in definitiva quello di agevolare il possesso di queste auto e quindi il loro mantenimento come testimonianza del retaggio culturale che incarnano, tuttavia la legge è chiara e va applicata proprio per (continuare a) garantire a chi davvero merita il riconoscimento, di vederselo riconosciuto. A tacer d’altro, non basta essere in possesso dei requisiti in un momento preciso, questi vanno poi mantenuti perché l’essenza stessa del concetto di tutela riposa su quello di preservazione e cioè di mantenimento nel tempo di quelle caratteristiche che hanno determinato la rilevanza storica e collezionistica.

Infatti, l’art. 215 del Regolamento di attuazione del codice della strada (DPR 495/92) stabilisce al comma 7 che “la cancellazione del motoveicolo o dell’autoveicolo da uno dei registri di iscrizione di cui al comma 1 (ovvero quelli dell’art. 60) comporta la cessazione della circolazione dello stesso ed è subordinata all’osservanza delle prescrizioni dettate dall’articolo 103 del codice”.

Per respingere la censura di “privilegio” il veicolo deve essere effettivamente di rilevanza storica e collezionistica e quindi presentare caratteristiche specifiche e non comunemente possedute. L’interesse a collezionare un oggetto nasce dal timore o dalla certezza che quell’oggetto potrà essere nel tempo numericamente più scarso, fino a scomparire. Non ha senso collezionare grandi quantità dello stesso identico oggetto, così lo Stato non ha interesse a prevedere forme di tutela per le auto presenti in circolazione in migliaia e migliaia di unità, a meno che non ci siano esemplari davvero diversi “dal gregge”. Lo Stato è la forma esponenziale dei collezionisti privati, come che tutto confluisse in una grande collezione finalizzata alla fruizione collettiva. Certificare una Punto, una Fiesta o una Mercedes W124 in condizioni mediocri e per di più nelle versioni più diffuse non riveste alcun interesse collezionistico, almeno oggi. Se si riuscisse a rivitalizzare il PRA, pretendendo di conoscere il dato numerico dei modelli circolanti sarebbe di grande aiuto per programmare le tutele e le relative forme di salvaguardia del patrimonio motoristico. Parimenti, gli enti che fino ad oggi hanno certificato dovrebbero promuovere – di concerto con la Motorizzazione – verifiche sulla permanenza delle caratteristiche che hanno fondato (all’inizio) il rilascio delle certificazioni.

Anche l’ACI Storico, quando si sarà dotato delle necessarie e imprescindibili competenze tecnico professionali e organizzative sul territorio, potrà senz’altro ambire a trovare spazio all’interno dell’Art. 60 del codice della strada, prima però dovrebbe persuadersi che parlare di liste o listoni non ha più molto senso, ogni vettura è meritevole se ci sono le condizioni che la rendono di interesse storico e collezionistico. Occorre infatti considerare che la rispondenza al canone della norma ovverosia la fedeltà “alle originarie caratteristiche costruttive e funzionali” rappresenta la stella polare per chiunque voglia legittimamente certificare una vettura senza cadere nella trappola miope dell’opportunismo o della sciatteria che costringe la nobile intenzione cristallizzata dal Legislatore a degenerare nel privilegio, cioè una situazione particolare di vantaggio per qualcuno.

In un precedente post avevo provocatoriamente scritto che una Duna ben può meritarsi il riconoscimento più di una Ferrari, le considerazioni fatte non contraddicono la tesi che trova la sua fondatezza nella serietà di chi certifica. Abbiamo sempre così bisogno di salvare, come che fosse un totem salvifico, l’ennesima Ferrari “catenaccio” passata attraverso decenni di incuria e disamore e parallelamente condannare la mitica Duna, compresa quella manciata di esemplari (forse) che hanno trovato famiglie amorevoli che le hanno mantenute fedeli “alle originarie caratteristiche costruttive e funzionali” ? Le liste sono ontologicamente fonte di privilegi, non sempre conquistati sul campo, ma frutto di rendite di posizione che non fanno certo bene al sano collezionismo. Anche “stringendo le maglie”, Le Ferrari e le Lamborghini continueranno ad accedere senza grosse eccezioni al novero delle “certificate” senza tuttavia impedire, in un contesto di scarsità di risorse economiche, che anche altre automobili, in possesso dei requisiti, trovino uguale tutela e riconoscimento specialmente se a rischio di “estinzione”.

Un giudizio di meritevolezza serio sarà anche il più forte antidoto contro le inevitabili, e in futuro sempre più frequenti, limitazioni alla circolazione. L’accertamento oggettivo dei requisiti contribuirà a fondare su basi solide l’interesse alla conservazione di questi veicoli e quindi con più forza si potranno chiedere esenzioni dai divieti, perché il modo migliore per conservare le nostre vecchiette è guidarle!

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Classe '76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d'epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar '60 e '70 ed i grandi rossi dell'Etna!

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