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Octoauto, la prima vettura moderna ad otto ruote (1911)

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“QUANDO QUATTRO NON BASTANO…” (PARTE 2)

(continua…)

Stati Uniti, anni ’10. L’industria automobilistica è ancora agli albori e le fabbriche di automobili fanno a gara a trovare le migliori soluzioni innovative per poter sbaragliare la numerosa concorrenza.

The Reevers
“The Reevers”

I fratelli Marshall e Milton Reeves nacquero negli Stati Uniti rispettivamente nel 1851 e nel 1864. Marshall fu un noto inventore di macchinari agricoli, merito soprattutto del lavoro svolto presso la fattoria di famiglia. Nel 1879 fondò la Reeves & Company, mentre il quindicenne Milton andò a lavorare presso una segheria a Columbus. Qui Milton applicò l’ingenio di famiglia per far funzionare al meglio i macchinari della segheria, inventando una trasmissione a velocità variabile che sarebbe potuta essere applicata ai motori industriali. Negli anni a seguire i fratelli Reeves acquistarono la segheria, rinominandola Reeves Pulley Company.

La Reeves Pulley Company a Columbus, Indiana (1890-1912)
La Reeves Pulley Company a Columbus, Indiana (1890-1912)

Milton iniziò a progettare e costruire carrelli e motociclette a motore con due, tre e quattro ruote. Il suo primo modello di successo fu la Big Seven, una carrozza motorizzata a sette posti. Nel 1898 realizzò un autobus a venti posti, il Big Motocycle e successivamente il primo silenziatore per gli scarichi.

Una pubblicità del "motore a trasmissione variabile" dei fratelli Reeves
Una pubblicità del “motore a trasmissione variabile” dei fratelli Reeves

Ma la storia che a noi interessa inizia ora. Nel 1904 Milton Reeves iniziò la produzione automobilistica, con due modelli: il Model D con 12 CV e il Model E con 18-20 CV. Nell’anno successivo brevettò il motore raffreddato ad aria con “valvola in testa”.
Nel 1909 Milton Reeves decise di spingersi oltre. Per garantire il migliore confort sulle strade sconnesse pensò che non bastavano quattro ruote, ma ne servivano otto. Acquistò quindi una Overland (probabilmente una model 42) e iniziò a modificarla. Allungò il telaio aggiungendo lo spazio per altri due assi, così da andare a creare un sistema di due assi anteriori e due posteriori, con tre sterzanti. L’asse posteriore “anteriore” (lo so, è un gioco di parole molto difficile da capire, per intenderci l’asse posto sotto i sedili posteriori) non aveva sterzo ed era l’unico ad avere trazione, rendendola così una 2×8. L’asse trainante era anche l’unico a montare i freni a tamburo su entrambe le ruote. Nacque così la Octoauto (a volte nominata anche Octo-Auto).

La pubblicità della "The Reeves" Octoauto, 1910
La pubblicità della “The Reeves” Octoauto, 1910

Milton Reeves pubblicizzò la Octoauto come la “più facile auto da guidare al Mondo”. A dire il vero Reeves non aveva tutti i torti, per diversi motivi.
La Octoauto era sì un’auto ingombrante (circa 6,30 metri), ma era facilissima da guidare e parcheggiare proprio per il suo sistema sterzante a più assi. Un secondo fattore che la rendeva una delle “migliori al Mondo” riguardava anche il particolare sistema di sospensioni a balestra che permettevano un grande assorbimento delle buche presenti sulle strade non asfaltate.

La Octoauto scatenava diversi curiosi al suo passaggio nelle città americane
La Octoauto scatenava diversi curiosi al suo passaggio nelle città americane

NOTORIETÀ NON É SINONIMO DI SUCCESSO

Sebbene fosse stata un capolavoro di ingegneria, la Octoauto fu uno dei più grandi insuccessi commerciali dell’automobilismo. Il più grande difetto? Il costo. L’Overland di serie su cui si basava aveva già un costo elevato di 3.200$ (quasi 100.000$ attuali) e non tutti potevano permettersela. Non bastarono il design accattivante e le elogianti parole dello scrittore Elbert Hubbard (il quale recensì la Octoauto come l’unica ad essere in grado di assorbire le buche) per riuscire a vendere. Fu il prezzo elevato ad affossare il progetto.
Questo però non fermò Milton Reeves.

(continua…)

octoauto reeves 1911

QUANDO QUATTRO NON BASTANO

Prima Parte – Introduzione
Seconda Parte – Milton Reeves Octoauto (1911)
Terza Parte – Pullman Six Wheller (1903)
Quarta Parte – Milton Reeves Sextoauto (1912)

Manuele C. Riccardi

Classe 1987, oltrepadano DOC (può essere sia un pregio che un difetto...), collaboratore giornalistico per alcune testate locali. Sommelier con il pallino per le auto d'epoca e le gare di regolarità. Appassionato della storia di vecchi marchi commerciali e automobilistici. Uno su tutti? La Bugatti!

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