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Padova 2018: passione senza confine

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E anche quest’anno Padova ce la siamo…goduta!

Battute a parte, Automoemotodepoca 2018 si conferma l’Evento del motorismo di casa nostra, quello dove bisogna esserci.

The big gets bigger, ma anche guadagna in importanza strameritata per la qualità dell’offerta, la varietà dei modelli e le persone che la frequentano. Già le persone. Quest’anno a differenza delle altre edizioni le persone hanno avuto un ruolo davvero di primo piano, a mio parere ben superiore alle automobili, nel raccontare il mondo dell’automobile classica, nel contestualizzare gli avvenimenti spiegandone presupposti e conseguenze.

L’automobile è stato l’oggetto del fittissimo calendario di eventi a latere organizzati da club, registri, ASI e ACI Storico ma le persone, i veri attori protagonisti, hanno riempito di colore e meraviglia le storie dei nostri bolidi a quattro ruote. Questo è un modo maturo di pensare una Fiera, vedere un assemblato di lamiere e cromature magari anche bello non è certo abbastanza per alimentare la passione, quella vera che ti fa battere il cuore: ci vogliono le storie fatte di uomini che non conoscevano festività o orari pur di vincere, di fare il massimo per arrivare a un qualcosa che stupisse. La mediocrità non diventa mai d’epoca.

Una Pantera De Tomaso può apparire come una sportiva “datata”, ma se un collaudatore di quegli anni ti racconta cosa c’è voluto per farla, le nottate per tirare fuori dal cilindro magico una soluzione tecnica vincente nonostante i mezzi scarsi di allora, la meraviglia diventa contagiosa e la passione si corrobora e diventa forma mentis: questa è eccellenza e  segna un’epoca illuminando il futuro.

La qualità complessiva delle automobili presenti era senz’altro di tutto rispetto, con alcuni highlights che fanno perdere la testa, tra tutte la Siata Daina. Un’emozione che va al di là dell’auto in sé, la storia di quell’auto sprona a superare gli ostacoli e a non accontentarsi mai se non del meglio.

Infine le tendenze di mercato. La passione più che la speculazione ha mosso il mercato quest’anno. La bolla è esplosa? No. Le brutte macchine valgono di meno? Si. La qualità si paga ancora più di prima, perché l’offerta si è fatta davvero scarsa, tanti restauratori improvvisati hanno fatto talmente tanti danni che le macchine a posto sono sempre meno. Si vedono ovunque interni “perfetti”, con chili di stucco e vernice sufficiente per una portaerei. A chi importa di un sedile perfetto o di una vernice a specchio? A me sicuramente niente.

Ho ammirato macchine stupende con interni grinzosi e carrozzerie “segnate”ma nel complesso meravigliosamente evocativo: chissà che storie potrebbero raccontare. Forse basta usare un po’ di immaginazione per sentirle, basta sintonizzarsi con l’automobile per vedere fluire storie di gente che ha vissuto davvero quell’auto. Alfa 2600 Sprint, IsoRivolta Grifo, Siata Daina, Giulia Nuova Super 1300, Pantera De Tomaso push button: l’originalità come scrivemmo in un post passato “premia”! Quando ti siedi al volante di una di queste auto così meravigliosamente rappresentative del proprio tempo e con gli anni che si portano dietro, il cuore non può che scaldarsi. Se poi, nel sedile a fianco, c’è Ermanno Cozza, Arturo Merzario o Giorgetto Giugiaro il vero appassionato tocca il cielo con un dito, e la sua passione si radica così nel profondo su un terreno sano che saprà resistere a tantissime vicissitudini.

Forse è ora di superare le considerazioni sui prezzi, il mercato fa quello che vuole e le curve di domanda e offerta sono valse il Nobel a qualcuno. A conti fatti a cosa importa a quanto si vendono, al vero appassionato non serve possedere, gli basta conoscere e godersi l’emozione. Quella vera che a Padova nel 2018 si è davvero respirata.

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Classe '76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d'epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar '60 e '70 ed i grandi rossi dell'Etna!

2 Comments

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    Francesco Saracino

    Novembre 17, 2018 at 11:03

    A distanza di tempo, torno a far visita su questo Blog, che sprizza entusiasmo da tutti i pori. Padova e’una delle tappe imperdibili per gli amanti delle classiche e soprattutto un importante punto di incontro per gli operatori del settore. Complimenti a tutto lo staff di Vitadistile.

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      Manuel Bordini

      Novembre 17, 2018 at 18:26

      Grazie Francesco, continua a seguirci!