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Milano Autoclassica, pillole di un grande evento

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LA KERMESSE MILANESE (ANCORA UNA VOLTA) SOFFRE IL CONFRONTO CON LA REGINA PADOVA

Milano è tradizionalmente la fiera più importante dopo Padova, quella che chiude la stagione in attesa che Torino apra le danze nel nuovo anno.

Lancia Delta Jolly Club

Milano gode indubbiamente del traino offerto da Padova un mese prima ma è al contempo penalizzata (e non poco) dalla scintillante cugina. Senza entrare nel merito di campanilismi tra regioni (fortissime) e di lunga tradizione automobilistica, tuttavia il punto lo segna sempre Padova e Milano si deve accontentare del ruolo ancillare di “riassunto delle puntate precedenti“. Nei fatti è proprio così, Milano Autoclassica è la sintesi di Padova e questo può essere un pregio anche se la relega non certo nella ribalta che ci si aspetterebbe dall’evento della “capitale” (non delle auto, non più) economica d’Italia.

Volkswagen Bully

Ad Autoclassica c’era un po’ di tutto, un po’ ma non troppo. Passeggiando per i (soli) due padiglioni, si aveva l’impressione di aver già visto tutto a Padova, infatti era proprio così. La Pagani con un stand “concentrato” di quello padovano, ACI Storico e ASI idem, e via di seguito. Certo per chi non è riuscito ad andare a Padova, Milano ha offerto una “last chance” di vedere una piccola Autoemotodepoca 2019 ma non credo che fosse quello l’obiettivo. A parte il discorso automobili, molte delle quali traslocate direttamente dalla kermesse veneta a quella meneghina, Milano non riesce semplicemente a fare il salto che Padova ha dovuto fare per confermarsi all’altezza della competizione. Autoclassica è quindi rimasta a inseguire le velleità di un grande evento senza però averne i “numeri“, quelli che in prospettiva ti consentono di sopravvivere non certo la dozzina di biglietti staccati in più o in meno. Questo è reso ancora più vero e attuale dal fatto che a  Milano mancavano molti espositori e operatori del settore che in passato avevano confermato la loro presenza.

Il vuoto è stato colmato, come dicono a Roma, alla “volemose bene” anche se non troppo e specialmente il padiglione 22 risultava “riempito” non certo pieno, con ampi stand occupati da organizzatori di altre fiere. Niente di male sia chiaro, ma non sarei contento di pagare un biglietto per vedere mezzo padiglione occupato dallo stand della fiera di Stoccarda o case d’asta più o meno note che propongono mezzi piuttosto trascurabili. Autoclassica ha staccato (ancora) tanti biglietti perché molta gente si illudeva di rivivere l’esperienza di Padova ma non durerà per molte altre edizioni. Occorre senz’altro un cambio di passo, Milano può ancora permetterselo e sarebbe un vero peccato non cogliere l’occasione di proporre una alternativa a Padova anziché una versione in pillole. Padova è mastodontica, Milano può permettersi di differenziarsi sfruttando appieno i propri punti di forza.

Autoclassica è storicamente di dimensioni contenute, anche se con il tempo si è ulteriormente condensata, e questo le da la possibilità di puntare sulla famigerata qualità il cui presupposto è la scrematura e la selezione dei veicoli in esposizione. Da qui bisogna partire perché noi come tanti altri non andiamo in fiera per vedere una Pagani o giocare al simulatore. Milano merita di diventare davvero il salotto buono del motorismo storico, la presenza di ASI e ACI Storico è  strategica per organizzare eventi sempre di maggior rilievo per offrire allo spettatore la possibilità non solo di vedere ma anche di confrontarsi con il mondo del motorismo dal suo interno, prendendo parte a dibattiti, conversazioni o testimonianze di personaggi significativi.

milano autoclassica 2019

Le case costruttrici sono importanti ma inaffidabili, e gli eventi come questi ne risentono se non sono sostenuti dalla qualità dell’esposizione e degli eventi (anche e soprattutto) interattivi. Come avevamo paventato nel post su Autoemotodepoca, FCA ha disertato Milano, L’Alfa Romeo ha disertato Milano. Non è bello ma bisogna rimboccarsi le maniche, in fin dei conti dove c’è passione c’è creatività e condivisione ingredienti necessari per qualsiasi successo. La Ford non avrebbe mai vinto contro la Ferrari se avesse continuato ad applicare il modello fordista. Per un attimo la Ford ha usato gli ingredienti usati da sempre dalla Ferrari e ha vinto, chissà che anche Autoclassica non cambi paradigma e decida di osare decidendo di essere se stessa.

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Classe '76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d'epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar '60 e '70 ed i grandi rossi dell'Etna!

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