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Birra EXPO Piacenza, conosciamo il Birrificio Errante

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La seconda edizione del Birra EXPO, il Salone nazionale della birra artigianale, approda anche quest’anno a Piacenza. Quattro giorni dedicati al mondo della birra artigianale sul panorama italiano ed estero e a tutto ciò che gli gira attorno come le aziende di macchinari, le attrezzature di produzione, e i fornitori per birrerie e birrifici. Un ambiente che permette agli intenditori e ai semplici amanti di questa bevanda di districarsi tra i più di cinquanta espositori presenti e degustare le diverse tipologie di birra presenti sul mercato. Insomma un importante momento di incontro tra domanda e offerta, irrinunciabile in un periodo in cui il trend è in netto e costante aumento. La fiera offre tra le altre cose anche corsi, conferenze ed incontri con i grandi esperti italiani di questa realtà, e stand gastronomici e spettacoli live per accompagnare la serata.

Per esplorare un po’ meglio la realtà dei micro-birrifici artigianali, ci siamo affidati ad un giovane produttore di birra artigianale della nostra città, a cui abbiamo posto qualche domanda generale.

Da dove nasce la passione per la birra e la volontà di avvicinarsi al mondo della birra artigianale?

Dopo un periodo di sei mesi passato a Bruxelles, capitale del Belgio, e potremmo affermare della birra, mi sono lentamente e timidamente avvicinato a questo mondo da consumatore inesperto. Appena ho imparato a conoscere meglio questa tradizione così radicata nelle Fiandre, me ne sono appropriato e l’ho voluta fare anche un po’ mia. Così, una volta tornato in Italia, ho deciso assieme ad alcuni amici di sperimentare ed emulare la produzione di birra nella nostra città. Tra i diversi metodi per produrre birra artigianale, noi abbiamo scelto il cosiddetto “all grain”, emulazione perfetta di un normale birrificio in tutte le sue fasi di produzione, dalla macinazione alla fermentazione.

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Perché in un paese come l’Italia, dove è il vino a farla da padrone, avete scelto di produrre birra?

La scelta della birra deriva proprio dalla possibilità di sperimentare in maniera vasta ed infinita le diverse possibili combinazioni di ingredienti, raggiungendo sempre risultati differenti. Si tratta di un susseguirsi di step dove il punto cruciale è la fermentazione, cioè la capacità di gestire la quantità di lievito e temperatura. Solo il tempo e l’esperienza possono affinare il risultato, ma dopo un lavoro certosino, la birra prodotta artigianalmente dà grandi soddisfazioni. La produzione di birra artigianale permette anche al piccolo brewer di trovare sperimentazioni quasi infinite, libertà che la produzione industriale di birra e quella vinicola non possono offrire. Il mercato della birra negli ultimi dieci anni è in assoluta espansione, nella sola nostra provincia ci sono più di cinque birrifici artigianali. Rispetto al mercato del vino, quello della birra ha ormai raggiunto un buon livello di consumazione, ma non è ancora così forte da inserirsi nella nostra cultura alla pari del vino.

Quali sono gli aspetti negativi della produzione di birra artigianale? Quali sono gli aspetti da migliorare?

Il problema principale nella piccola produzione di birra artigianale riguarda l’ammontare dell’investimento iniziale e il costo dell’impianto. Uno degli escamotage utilizzati per soccombere a questo problema è quello di affittare l’impianto di un altro birrificio, utilizzandone così anche certificazioni e mezzi. La nostra birra è un prodotto destinato a tutti, con ancora alcuni difetti che il consumatore medio generalmente non considera, mentre il bevitore esperto è più difficile da raggiungere. Siamo comunque molto critici con noi stessi e accogliamo con piacere tutte le critiche costruttive che ci portano a migliorare il prodotto finito.

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Nonostante le quantità siano aumentate non hanno ancora intaccato la qualità del prodotto finale e le sperimentazioni possibili continuano ad essere infinite. Sicuramente uno degli aspetti più positivi del produrre birra artigianalmente è proprio quello del ritorno alle origini e alla produzione casalinga, alla genuinità e all’attenzione delle materie prime utilizzate, puntando alla qualità piuttosto che alla qualità. Farlo per passione e non per l’aspetto economico rimane il fulcro della produzione di birra artigianale. Ed il consumatore, sempre più, ricerca questo.

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Classe 1988, nata a Piacenza. Due lauree in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alle spalle, un Erasmus in Slovenia nel cuore, svariati stage e lavori in Italia ed all’estero nel CV, ora mi dedico al Servizio Civile in attesa di un’ispirazione divina dato che ancora le idee chiare sul futuro non ce le ho. Nel frattempo coltivo le mie passioni che spaziano dalla bicicletta (parte integrante del mio animo eco-green), alla piscina (sì, dovevo nascere al mare e magari pesce), alla lettura (dai romanzi strappalacrime alle riviste di design e arredamento), ai viaggi e alla scoperta di nuove culture (fosse per me passerei gran parte delle mie giornate con lo zaino in spalla). Dal bisogno impellente di occupare il tempo con qualcosa di utile per me e per gli altri, sono sempre alla ricerca di nuovi ed accattivanti spunti a cui aggrapparmi. Con tante idee “imprenditoriali” in testa che attendono forse solo il vento giusto per poter prendere il volo.