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Villa d’Este 2017, cambiano i tempi rimangono le emozioni

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Anche quest’anno è calato il sipario sul concorso d’eleganza più famoso d’Italia la cui prima edizione risale al 1 settembre del 1929.

In piena epoca futurista le vetture premiate erano quelle che incarnavano maggiormente l’ideale di bellezza e quindi di velocità (verso il futuro). L’equazione bellezza uguale velocità era costitutiva dei canoni dannunziani e affondava le sue radici nel Manifesto del Futurismo di Marinetti “Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un’ automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo…un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia”.

La Fiat 130 HP che vinse con Nazzarro proprio il Gran Premio di Francia del 1907 aveva un motore di 16 litri di cilindrata e i tubi che escono sul lato sinistro della macchina, sono quei serpenti di cui parla Marinetti e che sostanziano l’idea futurista di forza e violenza.

Queste automobili sembrano oggi non avere eredi, da un lato perché mancano le condizioni per liberare la velocità, dall’altro perché l’eccessivo ricorso all’elettronica ne svilisce l’anima, l’Idea creatrice.

 

Ed ecco che per una giornata immaginiamo di tornare al concorso di Villa d’Este, nelle edizioni degli anni ’30, ed ammirare la bellezza e la velocità del meglio della produzione automobilistica dell’epoca. Immersi in un valzer di forme sinuose, soluzioni estetiche ardite, tanti cilindri per sfrecciare sempre più forte verso il futuro, ci godremmo un momento di fermento artistico e culturale formidabile avviato sul precipizio dell’imminente conflitto mondiale. Il contesto in cui si muoveva l’automobile era estremamente ricercato, automobile e driver erano un tutt’uno ed esprimevano gli stessi valori.

Che cosa è oggi l’eleganza? Armonia, proporzioni delle forme, equilibrio degli elementi. Non sembra esserci una ricetta infallibile tuttavia l’ostentazione, i parafanghi allargati, ne sono sicuramente l’antitesi.

In questa edizione 2017, si susseguono sul prato anche alcune delle automobili che fecero grande questo concorso quand’erano nuove e che tornano oggi a ricordare che i canoni della bellezza parlano sempre la stessa lingua. Tra queste una menzione d’onore va alla Fiat 1100 Frua Barchetta che ritorna in concorso per la seconda volta dopo che la stessa nel 1947 arrivò in seconda posizione; un giovanissimo Pietro Frua sembra qui disegnare una carrozzeria per fendere l’aria, quasi a voler volare nel solco del mito. Si susseguono Maserati A6G 2000 Gran Sport di Pietro Frua, Bentley disegnata da Battista “Pinin” Farina, Alfa Romeo Giulietta Speciale prototipo (vincitrice del concorso) disegnata da Franco Scaglione , Ferrari 365 California disegnata da Tom Tjaarda, e tante altre tra Lamborghini, Aston Martin, Lagonda e Rolls Royce.

In un crescendo costante anno dopo anno, il concorso di Villa d’Este si è confermato come l’evento del suo genere più importante in Italia caratterizzato dall’irripetibile connubio tra automobili formidabili e un’eredità storica vivida che porta nel suo DNA le emozioni e i sogni di chi, da quel lontano 1 settembre del 1929, ha visto su questa sponda del Lago di Como la materializzazione di ideali e aspirazioni che riescono ancora oggi a riunire appassionati da ogni parte del mondo.

 

 

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Classe ’76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d’epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar ’60 e ’70 ed i grandi rossi dell’Etna!