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Museo Audi: quattro anelli e una catena di successi

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La passione motoristica ci ha condotto ad Ingolstadt, città dell’Alta Baviera famosa per essere la sede di Audi e del Museo Audi.

Mi trovo a descrivere l’esperienza al Museo Audi nel bel mezzo del Dieselgate che, come era prevedibile, si è esteso alla casa dei quattro anelli e chissà cos’altro toccherà. Da appassionato di motori questo episodio, che ormai è entrato nella storia del marchio, mi delude e non poco, ma allo stesso tempo non fa diminuire la mia ammirazione per il passato di questo gruppo e, in particolare, per il marchio Audi. Obiettivamente questo scandalo, che incide notevolmente sul mito del rigore teutonico per anni esportato in tutto il mondo, non può far dimenticare che Audi è (o, quanto meno, è stata) “all’avanguardia della tecnica”, come recita il noto slogan della casa di Ingolstadt.

Perciò, iniziamo con la storia e con la visita!!!

“Audi” deriva dalla traduzione in latino del cognome del suo fondatore August Horch, un operaio specializzato nella riparazione delle prime vetture della storia che, ad un certo punto della sua vita, decise di costruire vetture proprie piuttosto che continuare a sistemare quelle degli altri.

La storia del marchio Audi è abbastanza travagliata come lo dimostrano i diversi passaggi di proprietà che non sempre hanno giovato all’azienda.

Il primo ad entrare nel capitale di Audi fu la danese DKW che a seguito del crollo della finanza mondiale del 1929 fu costretta ad acquisire ulteriori marchi al fine di creare una produzione che potesse meglio soddisfare le diverse esigenze del mercato automobilistico che stava sviluppandosi; da queste scelte commerciali nacque la Auto Union, il celebre nome di battesimo di auto leggendarie, soprattutto nel panorama agonistico. Verso la fine degli anni ’50 del secolo scorso si registra una partecipazione al capitale anche da parte di Mercede-Benz che, dopo meno di un decennio, lasciò il posto al Gruppo Volkswagen. Soltanto i produttori dell’auto del popolo riusciranno a rendere giustizia ad Audi che, difatti, diverrà il marchio di lusso del gruppo Volkswagen, nonché il banco di prova di storiche innovazioni.

Il Museo Audi dal 10 aprile al 30 agosto 2015 ha ospitato un’esposizione di auto della polizia consistente in quindici veicoli appartenenti alla storia del marchio e del gruppo Volkswagen, tra le quali spiccano un Volkswagen Maggiolino (Hermuller Cabriolet), una alquanto esotica Porsche 356 Cabrio ed una  Lamborghini Gallardo con i colori della nostra Polizia di Stato.

Curiosando tra le auto pattuglia tedesche sono colto da una sana dose di patriottismo che mi porta a pensare alle nostre volanti, alle nostre civette, alle nostre pantere, a quelle auto che hanno fatto la storia delle forze armate (meglio non pensare ai modelli odierni!!!) e che sono divenute le vere protagoniste di film cult degli ’70 e ’80; un poliziotto tedesco alla guida di una Audi 100 negli anni ’70 avrà fatto molta più fatica a restare alle calcagna di un malvivente rispetto ad un suo collega italiano alla guida delle varie Alfa Giulia, Alfetta, Giulietta, solo per citarne alcune.

Passando tra i diversi spazi espositivi si notano le differenze stilistiche tra i modelli, a testimonianza  dei diversi passaggi di proprietà di cui abbiamo parlato in precedenza; le linee morbide ed arrotondate dei modelli dell’era Auto Union – Dkw lasciano progressivamente il posto alle forme sempre più squadrate del gruppo di Wolfsburg.

L’attenzione si concentra maggiormente sulle vetture da competizione, a partire dalle mitiche AUTO UNION.

In fila si trovano esposte due Autounion Type C. Si tratta dei mitici esemplari  progettati da Ferdinand Porsche e che hanno reso possibili i trionfi di Bernd Rosemayer sia in gare in salita che nel Campionato Europeo.

La Type C è famosa per essere stata la prima vettura ad ospitare il motore sull’assale posteriore ed in posizione longitudinale, soluzione tecnica pensata da Ferdinand Porsche per migliorarne l’handling  soprattutto nel suo impiego nelle gare in salita; tuttavia, la soluzione più sorprendente la riserva il retrotreno a ruote gemellate, uno schema insolito per un’auto da corsa (in F1 si può ricordare verso la fine degli anni ‘70 la Tyrrel P34 che, però, ospitava quattro ruote all’anteriore), ma che nello specifico occorreva a ridurre il sovrasterzo eccessivo causato da un motore che già a quei tempi esprimeva una potenza di 500 cavalli e più.

In quella stessa epoca la Auto Union si impegnò anche nella costruzione di una auto capace di stabilire il record di velocità; per raggiungere questo obiettivo fu progettata la Type C Stromlinien Rennwagen, una vettura che superò  i 400 km/h. Le linee di quest’auto sembrano “naturali”; ammirandola si pensa alla carrozzeria come ad un grande velo coprente , sensazione che è accentuata all’altezza degli pneumatici, totalmente ricoperti al fine di ridurre al minimo la penetrazione dell’aria.

Alla stromlinien sono legati molti trionfi agonistici ma, purtroppo, anche la prematura scomparsa del pilota Bernd Rosemeyer che perse la vita nel gennaio del 1938 proprio durante le prove per stabilire il record di velocità su strada.

In casa Audi il numero perfetto è il quattro… Quattro sono gli anelli che contraddistinguono il suo marchio, e QUATTRO è il sistema di trazione integrale che l’ha resa celebre nel mondo dei rally, e non solo.

Il museo ospita diversi modelli di Audi Quattro. Le versioni stradali quattro e sport quattro sono esposte una di fianco all’altra consentendo al visitatore di confrontarle dal punto di vista stilistico e prestazionale. Amo definire queste auto “ignorantemente splendide” che non è affatto una espressione dispregiativa, anzi, è il modo per elogiare una categoria di auto nude e crude, esagerate ed esasperate, auto che esprimono tutto il loro livello prestazionale soltanto a guardarle, ancor prima di guidarle.

L’Audi Sport Quattro è la versione nata per correre, costruita in meno di 250 esemplari al solo fine di permetterne la partecipazione al Campionato del Mondo di Rally tra le Grupppo B e con un passo sensibilmente accorciato per affrontare con più agilità sterrati e cunette impegnative; ne sanno qualcosa piloti come Michele Mouton e Walter Rohrl.

Proprio Walter Rohrl, con una versione anabolizzata della Audi Sport Quattro, vinse la Pikes Peak International Hill Climb concludendo il percorso in meno di undici minuti.

Il Rally è stata una delle discipline preferite di Audi, senza dimenticare il Mondiale Turismo, il Campionato DTM e la 24 ore di Le Mans.

Tutto ciò è cresciuto di pari passo con una produzione di serie sempre più innovativa e sempre più di tendenza, con un’offerta di modelli che ormai copre tutti i segmenti commerciali, un’evoluzione importante se si pensa ai tempi in cui Auto Union-Dkw produceva vetture con motore a due tempi…

Con quale auto sarei uscito da lì? Audi 80 GL, grazie a lei ed a mio nonno ho imparato ad apprezzare i lunghi viaggi in auto.

Non ci resta che descrivere la storia delle auto tedesche dalla “calandra a doppio rene”. A presto!!!

Aut

Classe 1986. Nato a Napoli, laureato in giurisprudenza e con l’aspirazione di diventare notaio. Appassionato di auto e moto (ed orologi, ahimè), amo collezionare memorabilia ed aneddoti legati a tutto ciò che si riconduce al mondo dei motori.
La parte che preferirei nella mia casa da sogno? Il garage… con altrettante auto da sogno!!!
Auto avute: Peugeot 206 hdi xs, Alfa Romeo 90.
Auto attuale: Ford Fiesta ed alcune auto d’epoca della mia famiglia da restaurare al più presto!!!