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Padova oltre Padova, una spettacolare edizione 2017!

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Che l’edizione 2017 potesse segnare una svolta era nell’aria da tempo, ma che Auto e Moto d’Epoca riuscisse nella virata non era per niente scontato.

L’impressione a caldo, dopo aver vissuto l’evento nel suo primo giorno di apertura, è di una fiera profondamente diversa dalle edizioni precedenti. La sensazione è che la fiera sia quest’anno un evento nell’evento: al centro non c’è più solo l’automobile ma l’esperienza del visitatore che attraversando i padiglioni ripercorre i magnifici anni, passati e presenti, delle due e quattro ruote.

Gli spazi esterni sono stati ripensati a misura di visitatore, panchine, punti ricarica per il cellulare, spazi verdi, arredo urbano: un’ esperienza è tanto migliore quanto più la si vive bene e chi presenta un prodotto bene ha parecchie chance di venderlo meglio.

Rispetto alle edizioni precedenti quest’anno latitavano le tante Ferrari viste nelle scorse edizioni. Rispetto alle mandrie di cavallini più o meno rampanti degli scorsi anni, quest’anno c’era molta più diversità. Il mondo dell’automobile era equamente rappresentato; accanto ai miti di sempre c’erano anche i marchi e i modelli poco conosciuti, quelli di nicchia, le versioni rare che in un simposio come quello padovano devono essere presenti. Noi abbiamo sempre lamentato la massiccia presenza di Porsche e Ferrari, l’organizzazione quest’anno ha opportunamente selezionato (a meno di un caso fortuito comunque apprezzato) i modelli da portare favorendo la pluralità di marchi e modelli presenti. Osca, De Tomaso, Iso Rivolta sono solo alcuni dei marchi che spesso latitano schiacciati dalla banalità di una distesa di 208/308 GT4.

Chi frequenta le manifestazioni come quella di Padova chiede spesso di poter incontrare, stringere la mano, ascoltare quei personaggi che hanno costruito i miti che vengono celebrati: piloti, costruttori, tecnici, personaggi chiave delle nostre amate classiche si sono alternati nei vari stand incontrando ragazzi entusiasti, collezionisti e appassionati per raccontare e condividere in un clima di reciproco scambio le proprie esperienze. Padova è stata un agorà in cui ci si conosceva, ci si scambiavano opinioni, si compravano automobili, si vendevano sogni in un atmosfera piacevolmente frenetica ma che nei salottini di qualche stand trovava qualche momento di pace e riflessione per calibrare richieste e offerte per concludere una trattativa.

Nella giornata di sabato le automobili vendute erano già parecchie, fioccavano in tempo reale i cartelli “venduto” sia su vetture nella fascia di prezzo sotto i 40.000 euro che superiore ai 100.000 euro, a testimonianza del fatto che il mercato è vivo sia per le vetture “da usare” sia per quelle destinate a garage a 5 stelle. La fascia che sembra soffrire un po’ di più è quella compresa tra 50.000 e 100.000 euro in cui si è apprezzata una bonaccia.

 

Quest’anno le vetture esposte erano mediamente di buona qualità, dal relitto (rectius, “barn find”) al restauro sapiente di qualche atelier passando per interventi comunque di discreta/buona fattura. La palettate di stucco a tradimento su lamiere marce non si sono viste e quando c’erano venivano dichiarate. Anche i commercianti hanno dimostrato di comprendere che la tenuta del mercato passa anche attraverso la sincerità e la trasparenza. In un clima di fiducia si investe meglio e gli affari sono migliori: il furbo c’è sempre ma fortunatamente sembrano sempre meno e il risultato si è visto. Un dealer che esponeva una Maserati Royale ha cercato di convincermi che il modello non montava le coppe ruote,  in buona fede? Speriamo.

Padova conferma il trend che più volte noi di VDS abbiamo segnalato e cioè i correttivi al mercato che si sono verificati negli ultimi due anni hanno riguardato principalmente le automobili compromesse da restauri o interventi sbagliati che non ne abbiano rispettato la storia o l’essenza. Quando ci troviamo di fronte ad una vettura conservata la prima preoccupazione dev’essere quella di rispettarla: l’originalità non si conquista, si preserva. La fedeltà storica si può conquistare ma l’originalità è un equilibrio instabile che una volta alterato è perso per sempre. Per dirla alla Oscar Wilde, “touch it and the bloom is gone”. Un cruscotto con qualche screpolatura, una moquette in lana non perfettamente omogenea, un vano motore che tradisce i km fatti e le avventure vissute sono parti di uno stato di grazia che è facilissimo alterare e perdere per sempre. Questa è la ragione per cui le automobili, quelle davvero originali, oggi spuntano prezzi ancora pre-2015, sono quelle autenticamente e intimamente rare, sono quelle sfuggite al tempo e alla furia delle chimere luccicanti. Con il passare del tempo aumenteranno le autovetture restaurate con sapienza e conoscenza ma quelle vetture irresistibili dove la pelle ha rughe che parlano di anni 60, i motori che sanno di vapori d’olio e le vernici un po’ segnate dall’ineluttabilità del tempo saranno gli autentici esemplari da tutelare di un passato che non tornerà più, dove raccogliendosi un po’ in silenzio, si potranno ancora udire i collaudatori che provano la macchina, il primo proprietario che la porta a casa, il grand tour per passi alpini e strade deserte, i discorsi di quegli anni in cui la vettura è stata pensata e che, un restauro sbagliato, (ancora) non ha ammutolito.

Auto e Moto d’Epoca si conferma di nuovo come l’evento in cui esserci, dove il mondo dell’automobile e della moto storica si incontra per tenere la passione sempre viva.

Aut

Classe ’76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d’epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar ’60 e ’70 ed i grandi rossi dell’Etna!

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