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Pebble Beach 2016, l’unicità premia

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Le tornate d’asta appena concluse a Monterey, nell’ambito del Concorso d’eleganza di Pebble Beach, obbligano ad una riflessione sull’evoluzione del mercato delle autovetture da collezione.

Qualche tempo fa, quando sembrava che l’onda lunga della crescita fosse infinita, ci soffermammo su alcuni risultati particolarmente significativi raggiunti da qualche automobile ed in particolare di una Mercedes 300SL Gullwing conservata in condizioni straordinariamente originali e che spuntò un prezzo di vendita molto simile ad un esemplare restaurato. In quel momento qualcuno si lasciò andare a considerazioni leggere, affermando che il mercato era impazzito per un “rottame”.

Quel rottame però è stato il giro di boa di una nuova consapevolezza e cioè che ciò che paga veramente non è solo il “gloss” di stampo americano, il badge, il modello.  Lo stato di conservazione (quoziente di originalità inteso come rapporto tra l’automobile in questione e quella uscita dalla fabbrica), la sua storia giocano un ruolo sempre più importante.

Scorrendo i risultati delle centinaia di vetture vendute a Pebble Beach non può sfuggire un altro dato che determina inevitabilmente un certo grado di volatilità del prezzo d’aggiudicazione. Non tutte le case d’asta sono uguali non tutti i giorni (meglio, i momenti) sono uguali, tantomeno i clienti. Ogni casa d’aste ha un suo pubblico (affezionato) e tendenzialmente ne segue le battute con maggior interesse rispetto ad altre perché tra il collezionista ( spesso anche compratore abituale) e la casa d’aste si instaura  un rapporto di fiducia.

Attenzione ne ha raccolta molta l’Alfa Romeo Montreal (#8175) rispetto alla (#5545). Stimate sostanzialmente uguali da Bonhams, la prima era un esemplare verniciato nel suo colore originale (arancione, straordinariamente evocativo degli anni 70) e apparentemente molto ben tenuta, la seconda appariva in condizioni più mainstream, double-black, certamente molto meno iconica della precedente tant’è che i rilanci si sono fermati a meno della metà, USD 48.000 contro USD 105.000 .

Significativo è anche il risultato di due auto strepitose, declinazioni di un’icona automobilistica che i più attenti e seri appassionati di automobili conoscono come, e forse più della prezzemolina 2016, Miura.

Quest’anno a Pebble Beach c’erano 3 Iso Grifo stradali, una prima serie (GL #147), una seconda serie (GL #369) e una 7 litri prima serie (#297).
Tralasciando la 7 litri che rappresenta un unicum nel suo genere e quindi mal si presta per esaminare un trend, i risultati delle due GL sono invece più rappresentativi. La #147 fino a qualche giorno fa di proprietà di uno scrupoloso collezionista tedesco, era una prima serie, restaurata ed in condizioni da concorso e come tale è sempre preferita alle cd. serie di mezzo: purezza della linea, nessun compromesso estetico esattamente come pensata e progettata dalla Casa e dal designer. La #369 è invece una seconda serie, esteticamente la linea di Giugiaro è stata modificata da Gandini per modernizzare a poco costo una linea che doveva adeguarsi ai mutati gusti del volgere del decennio. Beati anni’60!

Statisticamente il colore rosso su auto non Ferrari non premia e la #369 è rossa mentre la #147 è grigio chiaro, colore neutro, defilato ma elegante da perfetto gentleman. Ma quando veniamo alle palette alzate al cielo (anch’esso grigio) le cose cambiano. La #369 spunta un remarkable (diritti compresi) USD 511.500 mentre la #147 si ferma a USD 368.500.
Come noto, Gooding (#369) propone sempre automobili di indiscutibile qualità e conta su una clientela normalmente ben disposta ma questo non credo abbia determinato, nello specifico caso e per un’automobile così rara e iconica, un risultato apprezzabilmente diverso. Molto hanno invece potuto le condizioni di assoluta originalità della #369 che senz’altro le garantiranno un posto tra i grandi esempi di automobili conservate. Restaurare la #369 cancellando i segni del tempo che (comunque benevolo) l’hanno accompagnata equivarrebbe a cancellarne la memoria, la storia esattamente quello che hanno fatto in questi anni così tanti collezionisti che in preda alla (effimera) smania della perfezione estetica hanno distrutto tante testimonianze irripetibili

Significativa è poi la debolezza del marchio Lamborghini che di 21 automobili presenti ne sono state piazzate solo 7 e di queste solo 2 a valori appena superiori alla quotazione minima (Miura #3315 e 400GT) ed in una certa misura anche Maserati che comunque è stato confortato da risultati eccezionali come quello (Gooding) della 3500GT (#2102) di Elizabeth Taylor andata venduta ad un prezzo superiore alla quotazione massima (USD 500.000). Stessa sorte anche per Khamsin (#1046) andata venduta all’estremo superiore pari a USD 140.000 .

Se per la 3500GT ex Cleopatra, il risultato d’asta è dovuto sia alla eccezionale qualità del restauro, fedele (pare) in ogni dettaglio, sia all’illustre proprietaria che la ricevette in dono dal cantante Eddie Fischer al posto o forse in aggiunta ai soliti smeraldi grandi come noci, per la Khmasin di RM-Sothebys – che ha risentito pesantemente della dipartita di Max Girardo – il risultato sarebbe potuto essere molto migliore.

Ferrari accusa stanchezza anche se alcuni venditori preferiscono non cedere automobili importanti (250 Spider California non passata di mano a circa 10 milioni USD) al di sotto della stima d’asta sperando probabilmente in una nuova fiammata a breve. Complessivamente sono 24 le automobili andate vendute ad un prezzo uguale o superiore alla stima massima, il 2,3% del totale. Appare sempre più difficile vendere a prezzi 2014 nel 2016 a meno che quello che si vende non sia unico e molto spesso lo è quando si trova in eccezionali condizioni di originalità e conservazione. Qualcosa che nemmeno il più valente dei restauratori può più infondere: il proprio vissuto. La Iso Grifo GL battuta da RM-Sotheby’s a Londra il 7 settembre ne è l’esempio più lampante.

Aut

Classe ’76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d’epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar ’60 e ’70 ed i grandi rossi dell’Etna!