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Automotoretrò, Torino perla dell’automobilismo

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Torino, Milano, Modena e Bologna sono perle di una collana brillante che percorre e lega indissolubilmente le realtà più significative della cosiddetta Motor Valley.

980800_1712500759027211_1617574428162346438_oTorino non è solo Fiat, rappresenta un territorio-rete costituito da una trama finissima di eccellenze che ruotano, rectius hanno ruotato propiziandone le sorti, attorno al mondo dell’automobile. Fiat, Lancia, Ghia, Pininfarina, Bertone, Vignale, ma sono molte di più e l’elenco sarebbe troppo lungo da snocciolare. Torino è il prototipo della città industriale, della città-fabbrica il cui attaccamento all’automotive è percepibile ovunque, in ogni declinazione del vivere imprenditoriale la cui tradizione costituisce il lascito più significativo per le future generazioni. E parlando di tradizione non si può non pensare alla fiera Automotoretrò che puntualmente si tiene nella città sabauda a metà febbraio e che ha raggiunto la 34° edizione.

Quest’anno è stato l’anno della svolta, il Lingotto (e dove altrimenti!) ha accolto una manifestazione che non era – solamente – rivolta agli “addetti ai lavori” ma ha saputo parlare a tutti attraverso il potere evocativo della memoria e l’entusiasmo del futuro raccontando l’epopea di Torino, città dalla radicata tradizione culturale che ha saputo cogliere il “nuovo” che avanzava.

Accanto ai modelli della migliore tradizione Lancia, i “masterpieces” usciti dalla matita e dal martello di chi ha saputo credere con una tale convinzione nei propri obiettivi da riuscire dove nessuno avrebbe scommesso nulla, sono esposti i modelli che hanno messo in movimento l’Italia del dopoguerra. A Torino prendono forma e sostanza motori e carrozzerie uscite dalle migliori pagine di quello che non è rimasto un libro dei sogni dimostrando al mondo intero che qui si faceva la storia non stancandosi mai di innovare.

L’Asi ha stupito il mondo del collezionismo acquistando la Collezione Bertone, un’iniziativa certamente non scontata ma carica di significato che restituisce alla collettività la memoria della propria storia. In un momento difficile per la propria immagine come questo, il Presidente Loi ha messo a segno un punto importante. Sono stati così esposti a Automotoretrò, che quest’anno ha raggiunto quota 63.000 visitatori, alcuni dei molti esemplari unici realizzati alla Bertone di Grugliasco nel corso della propria esistenza.

Lamborghini ha voluto festeggiare il cinquantenario della Miura esponendo cinque vetture appartenenti a collezionisti locali che hanno ripercorso l’evoluzione del modello attraverso gli anni di produzione.

Dispiace che Automotoretrò non abbia riservato la stessa considerazione ad un’altra “grandissima” (Mangusta De Tomaso) che ha fatto il suo debutto proprio qui, a Torino, nel 1966.  Ma l’Italia ha la memoria corta e predilige il mainstream, di DeTomaso (in Italia) colpevolmente e stupidamente se ne fa a meno. Così però non è senz’ altro fuori: siamo circondati da Paesi che DeTomaso lo considerano giustamente per quello che ha fatto e rappresentato, senza dietrologie o mistificazioni di un passato molto spesso costruito a tavolino.

Molti gli artigiani del restauro presenti ad Automotoretrò, un tempo artefici delle carrozzerie più audaci che vestivano i modelli dei piccoli produttori, uno per tutti Salvatore Diomante. La galleria fotografica presente allo stand Vignale ha saputo prendere per mano il visitatore attraverso le meraviglie che di qui passarono, linee sensuali di automobili che accompagnarono l’immaginario collettivo per decenni e decenni con i loro proprietari, principi, capitani d’industria, gente comune con le quattro ruote come denominatore comune. Il percorso narrativo si dipana tra i padiglioni, attraverso le pubblicazioni vintage, i ricambi d’epoca, il lifestyle che a torto consideriamo passato ma che al contrario conserva la propria dirompente attualità nei prodotti culturali che ci consegna.

Una riflessione che scaturisce non tanto dalla fiera ma dal mercato va comunque fatta. Si sono appena chiusi i due grandi eventi di inizio anno, Scottsdale e Parigi. Sulla scia di un generale raffreddamento iniziato a Monterey l’anno scorso continua una fase non strettamente ribassista bensì selettiva.

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La famosa bolla non è scoppiata, quantomeno non ancora e forse nemmeno lo farà.

I mercati azionari sono poco interessanti e gli obbligazionari ancora meno. L’automobile, nel mercato attuale, rappresenta ancora un bene economico capace di mantenere il proprio valore, tuttavia non (più) come in passato: il badge da solo non fa (più) miracoli. Cosi rimangono invendute Ferrari 250 SWB, Maserati Ghibli, Jaguar E-Type convertible che fino a qualche tempo fa sarebbero passate di proprietà a mani basse. Da un lato le case d’asta, ad eccezione di un paio, non sembrano voler adeguare le proprie stime al reale stato delle auto e alle sue effettive prospettive, dall’altro si propongono a prezzi da pieno boom oggetti con evidenti difetti di restauro o non conformità decisamente significative. Il risultato è che i compratori sono molto attenti a ciò che acquistano preferendo perdere l’occasione piuttosto che acquistare un’automobile in condizioni a dire poco dubbie (tra tutte si ricordi la Bizzarrini 5300 Strada ex Fendt).

Un altro profilo molto rilevante, che sta determinando un raffreddamento della domanda e una maggiore consapevolezza di quello che si compra, è il costo del restauro. Anche i restauratori devono guadagnare si sa, ma restaurare una macchina oggi non dovrebbe forse costare poco di più rispetto all’anno precedente e così via? A parità di attività richieste si ha l’impressione che i restauri siano aumentati di oltre il 100% in pochi anni. Altro che inflazione galoppante, peccato solo che il sistema economico sia in una fase di quasi deflazione. Non è certo il costo dello stucco, della lamiera o della vernice che è aumentato, ma forse l’idea del guadagnare il più possibile finchè dura sta guidando l’escalation.

La passione che si respira ad Automotoretrò è forte e quella, non dimentichiamolo, è stata la scintilla che ha reso possibile tutto che quello che vediamo. Ci auguriamo che rimanga in buona salute e trovi continua alimentazione nella sua sostanza più vera.

Aut

Classe ’76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d’epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar ’60 e ’70 ed i grandi rossi dell’Etna!