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De Tomaso, sul bianco e azzurro si spegne un’epoca

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Nei precedenti post abbiamo approfondito la figura di De Tomaso attraverso gli occhi e i racconti di amici, del designer che con lui ha condiviso le sfide degli esordi e del suo pilota ufficiale. Questo vuole idealmente raccogliere le considerazioni, le sensazioni, i sentimenti di chi, nell’estremo saluto, ha voluto manifestare la propria riconoscenza a un uomo che è sempre riuscito a non essere noioso.

Mancando anche lui si è chiuso il libro di storia dei grandi uomini italiani che hanno saputo fare dell’automobile un mito nel mondo”.

La scomparsa di Alejandro De Tomaso priva il mondo dell’automobile di una delle sue figure più rappresentative”.

Sul bianco e azzurro si spegne un’epoca”.

Indimenticabili ricordi legano la mia vita qui in Italia a voi…Addio Alejandro con nostalgia e tanti bei ricordi”.

I ricordi, gli aneddoti, i rimpianti ma anche gli insegnamenti, la forza e la creatività di Alejandro De Tomaso raccontati attraverso le parole di Tonino Lamborghini, Umberto Agnelli, John e Lapo Elkann, Tom Tjaarda e tanti altri tra i nomi celebri dell’industria dei motori ma non solo che nel giorno della notizia della sua morte hanno voluto dedicargli.

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De Tomaso V12

Scorrendo le tante manifestazioni di affetto e vicinanza trasmesse alla famiglia De Tomaso emerge un comune senso di sincera gratitudine e ammirazione per quanto Don Alejandro ha fatto come imprenditore, come sportivo e come uomo.

Come imprenditore per le tante sfide raccolte e per le battaglie vinte, come sportivo per la passione della competizione e per aver costruito e gareggiato con automobili fino alla massima formula e come uomo per l’esuberante dinamicità, la capacità e la bontà che da più parti gli viene riconosciuta.

De Tomaso  uomo di grandi intuizioni e sensibilità commerciale raccoglie l’esigenza della Ford di costruire una exotic car che però avesse caratteristiche di economicità e affidabilità sconosciute alle concorrenti dell’epoca ma che al tempo stesso riuscisse a infondere l’idea – o meglio l’illusione – dell’esclusività tipica dei brand di casa nostra. Nasce così in pochi mesi la Pantera che non ancora terminata di carrozzeria viene esposta a New York ed è subito un successo; ne verranno costruite circa 7000, un numero impressionante che da solo è più dell’intera produzione Lamborghini dei primi 30 anni. Tanto fu l’entusiasmo, il sogno che la bacchetta di De Tomaso riuscì ad esaudire è stato quello di portare nelle case della middle-class un’automobile che nell’immaginario collettivo fino a quel momento era relegata solamente alle riviste o a qualche poster appeso sul muro dei desideri. La Pantera diventa quindi un’occasione di incontro, di vanto di conoscenza di dialogo e condivisione per migliaia di persone che oggi, raccolte nei vari club, esprimono sentimenti di gratitudine verso chi l’ha reso possibile. Tanti fan che salutando Don Alejandro accanto ai loro nomi mettono anche il numero di telaio della loro automobile perché, pur rimanendo oggetti, nel cuore degli appassionati sono oggetti a personalità aumentata capaci di sollecitare sentimenti ed emozioni.

De Tomaso amava l’Italia, amava il suo lavoro e questo traspare dagli ultimi saluti. Sono infatti la fantasia, l’amore per il rischio in nome dell’idea da realizzare, l’apprezzamento dei valori veri quelle virtù che gli vengono riconosciute e di cui si sente drammaticamente la mancanza.

Un’idea di grande Famiglia di cui si sentono parte chi ha lavorato a stretto contatto con lui, sia questo Bruce Qvale, menager di grandi aziende o semplici ammiratori che non hanno mai avuto l’opportunità o l’occasione per conoscerlo.

La tensione per il risultato, l’esuberanza, la genialità sono qualità che vengono ricordate con “infinita nostalgia e tanto affetto” da un top manager FIAT così come l’ammirazione espressa da colleghi imprenditori per essere stato uno dei “protagonisti più importanti del mondo industriale del secondo dopoguerra”.

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Comunque la si pensi, o si voglia leggere l’esperienza di Alessandro De Tomaso, non si può sottovalutare il lascito costituito da valori fondanti come volontà, tenacia, fantasia, genio, intuizione, sensibilità imprenditoriale e una profonda avversione alla mediocrità e agli short-sighted.

His creations have been the cement that has held us together as a Family. This bond will continue to grow stronger and stronger for many years to come”.

L’uomo che guardava negli occhi le grandi sfide. Una, mille, centomila.

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Aut

Classe ’76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d’epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar ’60 e ’70 ed i grandi rossi dell’Etna!