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Segni particolari: motorizzata bialbero

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Abbiamo provato una Alfa Romeo Giulietta TI prima serie ed è stato subito amore.

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Un pomeriggio finisco su un annuncio di una Giulietta TI prima serie (1958), chiamo il proprietario e lei, contro il più ottimistico dei pronostici, mi invita per fare un giretto. D’altronde si sa, la fortuna premia gli audaci. A questo punto non resta che assemblare il team: il sottoscritto si occuperà del testo, Francesco Fulchieri (founder di Vitadistile) delle foto mentre il mio coinquilino si unisce un po’ per piacere, ma soprattutto perché è riuscito a svegliarsi in tempo.

Finché si tratta di scegliere quale musica ascoltare e in quale autogrill fermarsi, la squadra si mantiene compatta. Il sacrificio della sveglia, il freddo e la nebbia non sembrano sortire alcun malumore. Poi, arrivati alla Maranello Service -l’officina che ci ha gentilmente messo a disposizione l’auto- ci ritroviamo in mezzo a Ferrari di ogni epoca e genere. “Davvero ci hai portati fin qui per una Giulietta?”. “Sei un nonno”. Le polemica nei miei confronti impazza.

Concluso il siparietto, ci portano a vedere l’auto. Nonostante sia parcheggiata a due passi da una Ferrari 330 GTC alta la metà e lunga il doppio, la nostra Giulietta non sfigura: l’esemplare è ben tenuto e l’accoppiata esterno giallo Cina e interno in pied-de-poule, che si deve alla stilista Jole Venezianinon potrebbe funzionare meglio.

Guardando nel dettaglio, poi, si scoprono particolari tipicamente anni cinquanta e un po’ americaneggianti, che rendono ricercato il design dell’auto. Un esempio di questi particolari è rappresentato dal contachilometri orizzontale, cui vanno ad aggiungersi le maniglie delle porte “ad arco” -che tornati a casa ci siamo resi conto di non aver fotografato- e le pinnette posteriori –sì, quelle ci sono.

Nel frattempo accendono il motore. Si tratta della prima versione del bialbero che equipaggerà le Alfa Romeo per i successivi vent’anni circa. Una longevità che si deve alla tecnologia avanzatissima (per quei tempi), che prevedeva l’utilizzo di leghe leggere e la distribuzione con due alberi a camme in testa. E non è finita. La nostra Giulietta è in versione “TI”, sigla che sta per “Turismo Internazionale” e che identifica il modello equipaggiato con il più potente motore della Sprint, la coupé che alla Mille Miglia del ’56 aveva umiliato le temibili Porsche 356. In sostanza, la Giulietta TI era oggetto del desiderio di buona parte della popolazione italiana.

Finalmente eccoci al volante. Come sarà questa sorta di BMW M3 ante litteram? Il motore è pronto e fa venir voglia di tirare, ma offre il suo meglio nella parte iniziale del contagiri. Poi solo tanto rumore, magnifico rumore. Il cambio –al volante- scorre a meraviglia e i freni vanno più che bene.

Sono tanto a mio agio che nell’ultimo tratto di strada provo a osare un pochino: frenata, scalata, via dentro la curva con l’auto che si corica verso l’esterno e, appena le ruote sono dritte, accelerare senza pietà, tanto la potenza è quella che è. Ripeto l’operazione un paio di volte mi ritrovo catapultato dentro una foto in bianco e nero di una Giulietta da pista. Sono proprio innamorato.

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Ringraziamo la Maranello Service, in particolare la Sig.na Amanda, per l’ospitalità e la collaborazione alla realizzazione del servizio.

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Ci sono due cose che l’uomo non ammetterà mai di non saper fare: guidare e fare l’amore. (Stirling Moss)

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