Marchi del passato

Torino, culla dell’arte carrozziera italiana

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La storia della carrozzeria italiana dal secondo dopo guerra fino alla prima metà degli anni ’60 ha visto il fiorire, nella città di Torino di una moltitudine di piccole e piccolissime carrozzerie che hanno costellato il panorama produttivo automobilistico affiancandosi ai grandi nomi del design del settore, ma di cui, data la loro effimera comparsa, si è persa traccia con il passare del tempo. In queste righe si vuole, invece, rispolverare la loro storia e il significato che hanno avuto nell’evoluzione dello stile automobilistico italiano e come seppur in maniera più marginale, abbiano contribuito a rafforzare e a dare lustro all’immagine delle vetture di serie, attraverso l’opera di realizzazione di allestimenti fuoriserie ed elaborati.

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Negli anni in cui il virus della standardizzazione e dell’omologazione ai gusti di massa non aveva ancora infettato la società italiana e non solo quella, la ricerca di un qualcosa che permettesse di distinguersi dall’automobilista comune e di poter vedere realizzato il proprio ideale di automobile, compatibilmente con le proprie possibilità finanziarie, che ricordiamo, all’epoca non erano certo molto ampie per una consistente parte della popolazione, era consentita dalla presenza di questi più o meno piccoli maestri di carrozzeria che creavano veicoli “diversi” seppur, con le stesse caratteristiche di praticità ed economicità di quelli di serie, appetibili ad un pubblico decisamente più anticonformista di quello odierno.

D’altro canto, al giorno d’oggi, per ergersi al di sopra della folla di anonimi automobilisti, non si può far altro che auspicare ad un tenore di vita tanto elevato da consentire l’acquisto di vetture il cui prezzo spropositato non è certamente giustificabile con i costi sostenuti per la realizzazione di una “fuoriserie”, per quanto esclusiva e raffinata possa essere. Purtroppo, questo è lo scotto che deve pagare una società che ha smarrito il concetto del denaro, portando ad attribuire un valore economico ad un oggetto, in maniera non direttamente proporzionale al suo valore reale, bensì allo status che esso vuole manifestare e con cui ci si vuole identificare.

Per contro, il senso ultimo delle carrozzerie fuoriserie ed elaborate che nascevano negli anni del secondo dopoguerra era per tanto questo: al fine di potersi distinguere dagli altri automobilisti non restava altro che l’imbarazzo della scelta nel recarsi da un carrozziere, piuttosto che da un altro (nella prima metà degli anni ’60, nella sola città di Torino se ne contavano almeno venticinque) e scegliere il “vestito” per la propria automobile che più si confacesse ai gusti personali, il tutto con una maggiorazione di prezzo, dovuta all’esclusività dell’allestimento, quantomeno ragionevole (si pensi, ad esempio, che una Lancia Appia di serie nel 1958 costava 1.348.000 Lire contro il 1.510.000 Lire dello stesso modello realizzato dalla carrozzeria Monterosa).

A prescindere dal fatto che oggi non esiste più la possibilità di effettuare una scelta del genere, essendo venuti a mancare, con l’eccezione di pochissimi nomi, i carrozzieri in grado di soddisfare tali richieste, qualora si abbia il desiderio di possedere una vettura unica nel suo genere, si deve poter disporre di somme di denaro estremamente ingenti.

Il riferimento alla sopracitata città di Torino non è casuale, dal momento che il capoluogo piemontese aveva, al tempo, tutte le carte in regola per essere la culla del “boom” produttivo che ha interessato l’industria carrozziera italiana negli anni del miracolo economico. A Torino, dopo tutto, c’erano la Fiat e la Lancia che, grazie alla loro potenza produttiva erano in grado di rifornire i carrozzieri di autotelai nudi, pronti per essere “vestiti” in funzione delle richieste dei clienti. Ricordiamo, onde evitare confusione, che esiste una profonda differenza tra una vettura “elaborata” e una “fuoriserie”. La maggior parte dei carrozzieri era in grado di proporre ai propri clienti entrambe le tipologie di realizzazioni, per quanto queste si rivolgessero a fasce di potenziali acquirenti diverse. Nel primo caso, infatti, la versione “elaborata” di una vettura di serie, a differenza della “fuoriserie”, non prevedeva una radicale rivisitazione dello stile della vettura, ma semplicemente l’inserimento di alcuni particolari che la rendessero immediatamente distinguibile rispetto a quella ufficiale. Tipicissimi esempi di automobili elaborate furono soprattutto quelle di fascia più bassa, si pensi alla Fiat 600, oppure alla Fiat 1100/103, piuttosto che alla Lancia Appia. Nel caso, invece di vetture fuoriserie, i carrozzieri avevano carta bianca nel riversare il loro estro creativo, con risultati che, benché la maggior parte delle volte si siano rivelati eccellenti, sarebbe ingenuo definire sempre strabilianti.

Fiat 1100103 TV Stella Filante Monviso

Fiat 1100/103 TV “Stella Filante” Monviso

Negli articoli che seguiranno, verrà raccontata brevemente la storia di alcune carrozzerie minori attive nella città di Torino negli anni d’oro della loro diffusione e le dinamiche che ne hanno portato al declino.

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Sono nato a Torino nel 1988, diplomato al liceo classico e laureato alla Facoltà di Agraria. Fin da ragazzo ho sviluppato una grande passione per l’automobilismo storico in tutti i suoi aspetti, il che mi ha spinto a frequentare il corso di restauro di auto d’epoca promosso dall’ASI e a dedicarmi alla scrittura di articoli sul mondo delle auto storiche.