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Un’estate italiana: Alfa Romeo Duetto e Fiat 124 Spider a confronto

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L’estate sta finendo purtroppo, chi abita al Nord (come il sottoscritto) lo sa bene. Proprio per questo, però, ho pensato di chiudere la stagione estiva con un servizio fotografico tributo a due spider simbolo degli anni ’60 e ’70: l’Alfa Romeo Duetto e la 124 Spider.

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Nel caso specifico sono due conoscenze già note. L’Alfa Romeo è la Spider 1600 del 1977 che vi ho presentato poche settimane fa (se non avete ancora letto l’articolo potete rimediare cliccando qui), una novità che l’estate 2015 ha portato nel nostro garage.

La presenza sulle nostre pagine (virtuali) della 124 Spider, invece, risale all’articolo dedicato alla vittoria di Nibali al Tour de France dell’anno scorso. L’estate porta bene allo sport italiano a quanto pare, soprattutto la fine estate nel caso del 2015. La finale tutta al femminile degli US Open con Pennetta e Vinci è stata subito seguita dalla vittoria di Fabio Aru alla Vuelta di Spagna.

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Sempre restando nell’attualità, avete riconosciuto la modella? E’ Luana Sbalbi, neoeletta Miss Piacenza (aveva già posato per noi nel precedente servizio ricordate?) che, nel frattempo, ha passato le altre selezioni e ora vive le battute finali di Miss Italia: la serata conclusiva sarà il 20 settembre, in prima serata su La7. Noi continuiamo a incrociare le dita e le facciamo un grosso “in bocca al lupo”.

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Tornando alle auto, l’idea è venuta per celebrare la tradizione italiana nelle scoperte sportive. Non quel tipo di sportiva che si sente a suo agio solo tra i cordoli, con il coltello tra i denti, a limare secondi sul giro. Un concetto di sportiva più legato al “semplice” piacere di guida, a cui contribuisce una potenza sufficiente a spingere con brio le linee flessuose  lungo il proprio itinerario. Prodotti tipicamente edonistici, che non mancano mai nella collezione del vero amante del buon vivere.

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Lo spider, per chi lo ama, ha la caratteristica di avvicinare le 4 ruote alle 2 nel contatto con l’ambiente, facendo sentire pilota e passeggero parte di esso. Una guida molto più esperienziale rispetto a quella di un coupè: tutti i sensi sono coinvolti al 100%.

Ebbene sì, anche il gusto! Avete mai mangiato un pò di polvere?

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Nel caso delle “nostre” due rombanti cabrio il fascino è dato anche da altri fattori. Per l’Alfa senza dubbio la notorietà, il suo essere così VIP, il blasone dato da un marchio con un passato più che glorioso, ne fanno tutt’ora un modello immancabile negli spot che devono convincere di un alto livello di stile di vita (profumi ecc.). La Fiat, d’altro canto, risponde con il suo rauco 4 cilindri bialbero. Mentre l’Alfa è suadente, il sound della 124, in particolare questa, è graffiante: se la prima potrebbe essere passionale come l’R&B, la seconda è senza dubbio Rock, quello asciutto e arrabbiato della sua epoca.

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La Duetto rilancia con una manovrabilità eccezionale: in movimento mette in luce una tenuta di strada particolare, all’inizio necessita di un pò di fede, ma non delude, restando sempre ancorata alle traiettorie. La tenuta delle Alfa del tempo è, del resto, proverbiale. Riesce a stupire anche nelle manovre “da parcheggio” e forse lo avete immaginato vedendo il servizio a bordo piscina. Muoversi in spazi così stretti come quelli che la portavano vicino all’acqua sarebbe stato molto più difficile con la 124 (parlo per esperienza avendo la versione coupè di cui avrete letto qui), soprattutto per gli pneumatici maggiorati di cui era dotata la 1800 di questo servizio e per le scarse doti di parcheggiatore del sottoscritto.

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Uno dei responsabili di questa dinamica indovinata è lo sterzo, altro punto in cui l’Alfa Romeo ha la meglio sulla Fiat: preciso e trasparente, tanto che ogni informazione passa alle mani del pilota. Unica nota dolente è il volante Personal che, pur bello e proprio dell’allestimento, non può eguagliare quell’opera d’arte che era l’Hellebore delle serie precedenti.

Dove la spider torinese ribalta la situazione è alla voce cambio, con un comando secco, corto e preciso. Di 124 ne ho provate parecchie, comprese le 125S, donatrice di molti organi, e i cambi non mi deludono mai. La Duetto condivide, invece, con le altre figlie del biscione una corsa non molto corta (poco male, anche la coeva 911 non brilla in tal senso). La cosa veramente difficile, però, è trovare un esemplare che non abbia un cambio malandato, senza problemi in scalata e in salita.

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Così simili e così diverse quindi. Entrambe Spider 2+2 (in questo caso ndr.), entrambe italiane e casualmente anche di colori simili, sono agli opposti per stile e target. Tondeggiante e rassicurante l’una, spigolosa e aggressiva l’altra (eredita la linea dal prototipo Corvette Rondine); mentre la prima si corica in curva, pur mantenendo l’imput del pilota e avvertendo se decide di andare per la sua strada, l’altra è piatta e più repentina nei cambiamenti.

Qualunque sia la vostra scelta, in ogni caso, non resterete delusi: sono due fuoriclasse tra le storiche e hanno la capacità di farvi sentire vivi per ogni metro che percorrerete con loro. Con il loro carisma rendono unico ed emozionante anche il tragitto per andare a fare la spesa, immaginatevi farci un viaggio.

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La voglia di divertirsi non è restata, comunque, ancorata al passato: anche oggi ci sono vetture che si ripropongono di riprendere l’eredità della più affascinante e tradizionale delle carrozzerie…la scoperta sportiva.

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Si ringrazia Luana Sbalbi e lo staff del Naxos di Pontenure (location della maggior parte delle fotografie) per il contributo alla realizzazione del servizio.

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Classe 1988, nato a Codogno e laureato in Giurisprudenza, dopo qualche mese nel mondo della selezione del personale, ora sono District Manager per un gruppo assicurativo francese. Petrolhead da sempre, mi divido tra fotografia (di cui mi dovrò decidere a frequentare un corso) e degustazioni. Il tutto accompagnato dal costante confronto con i fondamentali del social media mktg. Con VitadiStile facciamo divulgazione storica del mondo dell'auto e diamo spazio a giovani appassionati.

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