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La Stoppa: terra di passione e vini di territorio  

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I colli piacentini verso la Val Trebbiola, tra la Val Trebbia e la Val di Nure, sono terra di confine pur nella loro nevralgica centralità. Incuneati tra la Liguria, il Piemonte, la Lombardia e l’Emilia Romagna risentono di condizioni climatiche e pluviometriche sensibilmente diverse dalla media della regione.

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La Val Trebbiola gode di buona ventilazione ed una piovosità moderata con temperature miti che risentono del benefico influsso del Tirreno e del Trebbia che dona a queste zone gli ingredienti della vita, luce, aria e acqua. In cima ad una di queste colline, solitaria e austera, quasi ritirata dalla vita cittadina, adagiata tra i vigneti e i boschi compare il fabbricato principale della tenuta La Stoppa, una torre di guardia di impostazione tardo quattrocentesca a cui si sono aggregati nei secoli successivi altri corpi di fabbrica inseriti in un contesto architettonico di rara armonia.

L’arrivo all’azienda ricorda gli chateau francesi, i vigneti coltivati a Guyot che costeggiano il viale di accesso sembrano indicare al visitatore la strada in una cornice paesaggistica sottratta alla tirannia della fretta e dove il tempo ritrova la sua dimensione autentica di raccordo tra le stagioni e il lavoro in vigna. La Stoppa è la vigna, la Stoppa è cultura della tradizione enologica locale, baluardo della vocazione territoriale.

Elena Pantaleoni è oggi alla guida dell’azienda acquistata dalla sua famiglia nel 1973 e da allora ogni sforzo è diretto alla valorizzazione della territorialità della vigna, della tradizione agronomica e di cantina, dei vitigni autoctoni capaci di esprimere e rendere riconoscibili nel bicchiere i tratti distintivi di questo terroir.

La scelta dei vitigni e la conduzione dei vigneti certificati biologici dal 2007, costituiscono un tratto centrale della filosofia aziendale. Tre sono le varietà maggiormente presenti in azienda, Barbera, Bonarda e Malvasia di Candia che storicamente sono coltivate in queste zone e che nel “cru” della Stoppa riescono ad andare oltre il varietale ed esprimere il territorio.

Il territorio è il fattore chiave nelle scelte della Stoppa, è attorno all’idea di territorio che si sviluppa la strategia di crescita. Elena è determinata, ciò che rende unici ed inimitabili i suoi vini non può essere cercato altrove se non nel territorio, nella passione e nelle pratiche agronomiche e di cantina tramandate come parte integrante della cultura tradizionale. Al momento dell’acquisto dell’azienda, i vitigni impiantati in azienda erano in larga misura bordolesi e pinot nero.

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Prima il padre, poi Elena, hanno reimpiantato i vitigni che storicamente e tradizionalmente si sono sviluppati nella zona, quelli che ne hanno forgiato la cucina  fino a divenire un landmark che racconta di queste colline, di questi boschi, dell’acqua e della luce di questa collina solitaria. Elena è convinta della potenzialità degli autoctoni ma non rinuncia a coltivare e sperimentare  quei  vitigni internazionali storicamente presenti in azienda e che qui esprimono, prima con il “Bordò” oggi con lo “Stoppa” un’intepretazione di taglio bordolese che viene da lontano e radicato in Azienda da quando qui si producono vini.

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Un ruolo fondamentale è demandato a chi comunica il vino e la sua cultura, in un momento di massificazione dei gusti e delle mode, i vini di territorio vanno comunicati come prodotti di quell’eccellenza che per sua stessa natura non può che trovarsi nei piccoli numeri, dove ogni bottiglia, ogni annata, ha una sua storia da sussurrare.

La Macchiona 2002 è una poesia in divenire. La scelta di Elena e dell’enologo Giulio Armani, di commercializzarla “dieciannidopo”non solo si rivela azzeccata ma è un grande omaggio a questo vino che nel bicchiere si mostra di un colore rubino impenetrabile con ancora riflessi di gioventù luminosi e cangianti. Al naso i sentori di frutti di bosco, di ribes maturo macchia e spezie fresche parlano di quell’annata 2002 temperata e piovosa, non certo “facile” ma che ha consentito un’ eccezionale conservazione della freschezza e una maturità polifenolica raggiunta ritardando di qualche giorno la vendemmia. I tannini sono levigati, in bocca ritornano sentori agrumati e qualche nota balsamica arricchisce un corredo gusto olfattivo elegante e profondo, ben raccordato con la nota alcolica mai fuori posto. Mi ripropongo di assaggiare questa Macchiona 2002 questa volta nell’edizione, chissà, “ventannidopo”, sono certo che regalerà nuove ed inaspettate emozioni.

Un omaggio al precedente proprietario della Stoppa è l’Ageno (60% Malvasia di Candia aromatica, Ortrugo e Trebbiano 40%) scrigno di profumi e sensazioni floreali raffinatissime di glicine, gelsomino e fiore di zagara. La macerazione sulle bucce è fatta solamente con lieviti indigeni, l’affinamento in acciaio e rovere francese mai di primo passaggio ed infine in bottiglia per almeno due anni: il tempo va rispettato non combattuto. La struttura e  la spiccata acidità lo rendono perfetto per  risotti allo zafferano,  zucchine e porcini o con formaggi stagionai. La persistenza è lunga con ritorni di miele, albicocca secca e mela cotogna.

Ogni sorso dei vini de La Stoppa, dalla Macchiona alla Barbera, dall’Ageno al Vigna del Volta (passito di Malvasia di Candia 95% e Moscato 5%), dal Buca delle Canne (il muffato prodotto solo in alcune annate da uve Semillon 100% botritizzate) allo Stoppa è il miglior ambasciatore della passione di chi fa il vino e delle straordinarie potenzialità di questo territorio, di queste colline luminose dove si producono vini inimitabili perché inimitabili sono i fattori che li propiziano.

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Aut

Classe ’76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d’epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar ’60 e ’70 ed i grandi rossi dell’Etna!