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In visita all’azienda agricola Cordani

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Sabato 11 aprile potreste aver visto in giro una delle demo car di VitadiStile.com; l’inconfondibile Fiat 124 gialla con la quale abbiamo già partecipato a vari eventi. In effetti Francesco, Alessandro e io eravamo in  “servizio”, passateci il termine, direzione Carpaneto Piacentino, più precisamente Celleri, per visitare l’azienda agricola Marco Cordani.

Siamo stati, calorosamente, accolti da Marco, proprietario dell’azienda, il quale ci ha concesso una breve intervista.

Quando nasce la tua cantina?

Nel 1910 in queste zone a causa dell’emergenza filossera vengono posizionate le piante madri; a quell’epoca il mio bisnonno veniva qui a lavorare, successivamente con il rientro dell’emergenza filossera e la produzione di barbatelle che non aveva più ragione di continuare, il mio bisnonno, che nel 1927 aveva acquistato le terre, piantò la vigna sovrainnestando le piante madri e iniziando al produzione.

Qual è la particolarità della tua produzione?

La lavorazione dei vini frizzanti avviene solo con lavorazione naturale, i vini col fondo per capirci. Qualche anno fa era una lavorazione quasi pioneristica, ma anche all’estero ho sempre avuto grandi soddisfazioni. Per me è sempre stata una filosofia di vita, io volevo fare i vini come li faceva mio nonno.

Rotto il ghiaccio, l’ intervista procede spedita, e Marco ci racconta altre curiosità sulla sua attività.

Quali sono i numeri della tua produzione attuale?

Premettendo che sono autonomo quasi del tutto nella conduzione della cantina, abbiamo raggiunto 5 ettari e mezzo di estensione con i vigneti e produciamo circa 350 ettolitri di vino, 12.000 bottiglie l’anno e il resto lo vendo in damigiane. Il 70% di quanto prodotto va all’estero, principalmente negli Stati Uniti e in Giappone.

Marco, ci dicevi che sei  quasi del tutto autonomo nella conduzione di questa cantina, quindi ha fatto tue più competenze?

Faccio due o tre corsi tutti gli anni per mantenermi aggiornato. L’anno scorso per esempio partecipando ad un corso tenuto da un professore universitario ‘agrobiologo’ sono riuscito a salvare l’uva in una annata terribile.

Quali sono le etichette della tua gamma?

La gamma dei vini è composta da sette etichette: Tempesta (vino rosso frizzante) che dal prossimo anno non produrrò più, poi Magia (Gutturnio frizzante), Apogeo (Gutturnio classico riserva), Terzolo (Ortrugo frizzante), Labaia (Monterosso frizzante), Oracolo (vino bianco fermo), Tananai (Syrah), dall’anno prossimo una nuova etichetta, un vino rosso base Igt Veleia che si chiamerà Perigeo.

La tua produzione è di tipo biologico?

Io ho sempre fatto vino biologico, cercando di lavorare nel rispetto delle persone. Si ha una grandissima responsabilità verso le persone che bevono le nostre bottiglie, il vino deve essere un piacere e non deve far male.

Forse, non lo sapete, e io non ricordo di avervene già parlato; sta di fatto che ho anche una passione per il mondo dell’architettura e dell’urbanistica e qualche domanda sul tema mi è sembrata logica. Mi capita spesso di leggere post sul vino e sul mondo della vigna in generale e scoprire come il tema urbanistico-architettonico venga trattato con poca frequenza e secondo me ciò è un peccato, poiché mi sembra che tra i due “mondi” ci sia una certa complementarietà.

Come avete progettato la struttura della cantina?

La cantina viene progettata 10 anni fa, dove vendevo solo in damigiana, una zona è dedicata alla vendemmia e una zona all’affinamento e all’invecchiamento che rimane tutto sotto terra, e rimane anche d’estate alla temperatura ideale senza necessità di impianti di raffreddamento.

Quindi oltre al progetto che sta dietro alla cantina, c’è anche un progetto riguardante le vigne e la disposizione dei filari?

Certo, in vigna è importante tutto. Il progetto riguardante la vigna deve essere fatto in prospettiva avendo già chiaro che vino vuoi fare fra dieci anni. E’ molto più facile a mio parere progettare una cantina rispetto a una vigna.

Toglici una curiosità: cosa pensi della politica istituzionale attuale sulla tutela dei vini prodotti in Italia?

Ci sarebbe bisogno di un sistema di certificazioni più mirato e crescente; le Doc sono una grande cosa ma invece di standardizzare i prodotti vanno valorizzati, non va abbassato lo standard per comprendere più produzioni.

Marco, toglici un’altra curiosità: a differenza delle cantine francesi, spesso si dice che fra le cantine italiane si faccia meno rete, qual è il tuo parere, Marco?

Negli anni scorsi era molto accentuato questo problema, ora meno; infatti ho parecchi colleghi con i quali facciamo degustazioni insieme. Per esempio collaboro attivamente con la cantina Lusenti e la cantina Cardinali.

In effetti abbiamo visitato il Vigneto Cardinali e data la cordialità con cui siamo stati accolti non facciamo fatica a crederti.

Chi volesse un contatto più diretto con la tua azienda e i tuoi vini, cosa può fare?

Può seguire la Fiera dei vignaioli indipendenti (alla quale io partecipo da sempre), Sorgente del Vino e la manifestazione Calici di Stelle; quest’anno parteciperò anche alla manifestazione Vinissage. Inoltre è possibile prenotare una visita con degustazione alla cantina. Nel piacentino è possibile trovare le mie bottiglie, anche, presso l’Osteria Santo Stefano, l’Osteria San Giovanni, la Polsa, al Ristorante Don Ferdinando di Castell’Arquato e all’Enoteca da Renato.

Marco,  che consiglio daresti ai giovani che vogliono intraprendere il  mestiere del vignaiolo?

Io conosco tanti giovani che hanno iniziato e hanno molto entusiasmo, è importante segnalare che in questo tipo di attività si seguono i ritmi della natura, anche a livello di orari e di giorni lavorativi.

Ringraziamo Marco per la sua disponibilità e gli auguriamo buon lavoro.

Aut

Classe 1988, nato a Piacenza, golfista in erba. Formazione classica con tesina di maturità su Gianni Agnelli e laurea in giurisprudenza. La passione per l’antiquariato è di famiglia, passando per le macchine fotografiche anni ’50 – ’70, arrivo al motorismo d’epoca. Ho partecipato di recente alla 13 Chilometri Bobbio-Penice, gara di regolarità nella quale, sprovvisto di cronometro, tenevo il tempo con un automatico anni sessanta. Piazzamento dignitoso, giuria incredula!

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