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Il vino di territorio, due chiacchiere con la Presidente di FIVI

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In Italia il vignaiolo comincia ad acquisire sempre più consapevolezza di sè, e quindi più peso nelle decisioni che riguardano il vino. Il vignaiolo è il custode del processo produttivo, diventa l’ambasciatore del suo vino fino ad esserne quasi il padre. Non a caso ne è il migliore conoscitore, ne trasmette le emozioni e sa che quello che è nel bicchiere è la “pagella” del suo lavoro in campagna e in cantina. Meteo permettendoFIVI

Intervista a MATILDE POGGI – Presidente FIVI

 

1) Chi è un vignaiolo FIVI? 

Il Vignaiolo FIVI è il vignaiolo che coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta. Il vignaiolo FIVI rinuncia all’acquisto dell’uva o del vino a fini commerciali. Comprerà uva soltanto per estreme esigenze di vinificazione, in conformità con le leggi in vigore. Il vignaiolo FIVI rispetta le norme enologiche della professione, limitando l’uso di additivi, concentrando la sua attenzione sulla produzione di uve sane.

2) Quali sono i punti di forza di un vignaiolo rispetto ad una cantina di grande dimensioni?

Vignaiolo non vuole dire essenzialmente piccolo. La differenza essenziale è che il vignaiolo parte dalla sua vigna e produce il vino con quello che la sua vigna gli dà. Questo gli permette di lavorare in vigna avendo già in mente quello che vuole produrre. Le cantine commerciali fanno generalmente il percorso inverso: da una richiesta del mercato si procurano il prodotto.

3) Qual è l’approccio in campagna? e in cantina?

I vignaioli Fivi conducono la loro vigna con il rispetto di chi sa che quello è il suo patrimonio. Circa la metà è in conduzione biologica o biodinamica, un 40% lavora secondo i metodi della lotta integrata e un 10% è in conduzione normale. Ma la Fivi rappresenta un modello produttivo, non uno stile, per cui non esiste un approccio specifico Fivi nella conduzione agricola . Il nostro è l’approccio attento e responsabile di chi controlla tutte le operazioni, dalla vigna al bicchiere. È anche vero che cerchiamo di essere poco interventisti in cantina per rispettare al massimo il prodotto offerto dalla vigna.

4) Il vignaiolo e il concetto di bellezza, come si pone la FIVI nella tutela del paesaggio agricolo e vitivinicolo?

Ci poniamo in un ruolo centrale. Siamo gli attori che lavorano in prima persona le vigne, custodendole e facendo sì che questi paesaggi meravigliosi, modellati dall’uomo, diventino cartoline prima di tutto per noi che viviamo in mezzo alla nostra campagna e poi per tutti coloro che visitano le nostre colline.

5) Ritiene che la cura e la tutela della bellezza del paesaggio agricolo incida nella qualità complessiva del prodotto? È vero secondo lei che “il vino buono viene in posti belli?”

Direi piuttosto che il vino buono viene da una vigna sana, tenuta bene. Le vigne poi sono sempre in posti belli perché da sempre la vigna si coltiva in colline e pendii dove colture estensive non erano possibili. La nostra è una tradizione contadina che ha selezionato i posti migliori dove coltivare le proprie vigne, senza curarsi del fatto che spesso questo vuol dire sì bellezza ma anche grande fatica.

6) L’Italia ha fatto notevoli progressi qualitativi sia nella materia prima sia nel prodotto finito. Quali sono gli obiettivi che si pone la FIVI nel prossimo futuro?

L’obiettivo principe è di far conoscere ai consumatori il nostro vino e il nostro logo. Vogliamo che arrivi loro il messaggio che il vino con il logo Fivi è garanzia di un prodotto artigianale fatto con le nostre mani, buono e rispettoso di ciò che ci circonda.

7) FIVI e EXPO, quali sono le interazioni con l’esposizione universale e che benefici pensa che possano derivare per il comparto che rappresenta?

Noi non saremo presenti ad Expo2015, lo saranno alcuni soci vignaioli direttamente con le loro aziende. Mi auguro che rappresenti un grande volano per la diffusione e la conoscenza del vino italiano nel mondo.

8) I vini dei vignaiolo sono normalmente più sensibili alle diverse annate rispetto ai vini delle cantine che conservano grandi quantità di vini base. Opportunità e limiti?

Un limite è sicuramente dato dalla limitatezza del prodotto della propria vigna. In annate sfortunate questo significa anche dover rinunciare ad un vino. Nel contempo è una grandissima opportunità perché fa sì che io possa ottenere un vino straordinario proprio perché conosco e vivo la mia vigna.

9) Il vignaiolo e il vigneron francese. Quali differenze?

Non ci sono differenze, anzi noi siamo stati proprio tenuti a battesimo dai vigneron francesi che ci volevano in Europa accanto a loro per portare avanti le loro battaglie.

10) Qualità del prodotto e successo commerciale non sempre sono proporzionali . Cosa fa la FIVI per diffondere, spiegare e far conoscere il vino dei propri vignaioli? 

La nostra missione è quella di rappresentare il vignaiolo presso le istituzioni. Finora l’unica operazione commerciale fatta per far conoscere i nostri vini è il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti che si tiene ogni anno da quattro anni l’ultimo fine settimana di novembre a Piacenza. Da quest’anno 2015 saremo anche presenti con uno stand collettivo, cui hanno aderito una cinquantina di aziende, a Vinitaly. Ci tengo a dire che questa decisione è stata presa perché i nostri soci ci hanno chiesto di essere con Fivi a Vinitaly perché si sentono rappresentati da noi più che da altre organizzazioni o collettive regionali.

Aut

Classe ’76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d’epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar ’60 e ’70 ed i grandi rossi dell’Etna!