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Retromobile e il successo dell’auto italiana

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Le aste di Bonhams e RM Auctions a Retromobile consacrano l’inarrestabile ascesa della cavalleria italiana. Già, la cavalleria. Da Retromobile è uscito vincitore chi risponde ad un identikit sufficientemente chiaro da essere pacifico: Italiano, raro, sportivo e con tanti cavalli.

Pochi i pezzi irripetibili,  tuttavia tutti hanno segnato quotazioni altissime, quasi dei record sellers.

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Ha doppiato la boa dei 200.000 euro la Ferrari 365GTC/4 “Gobbone” #15127 in un non entusiasmante accostamento grigio-nero che ne penalizzava, appesantendola, la linea. Sempre rimanendo in casa della rossa di Maranello, i 168.000 euro pagati per una Ferrari Testarossa, i 212.000 per una 365 GT 2+2 indicano che la Golden Age del Cavallino è in pieno splendore ed in rapida espansione. Maserati inizia a splendere di luce propria con i lusinghieri risultati sia da parte delle 2+2, Sebring e Mexico in testa, sia da coupé 2 posti secchi Ghibli e Khamsin. Che dal vento libico sarebbe arrivata una gradita sorpresa era prevedibile, meno scontato per il collega sub-sahariano che in una inedita versione targa si è fermata a un soffio dai 200.000.

Maserati-Khamsin

Stupiscono al pari dei venduti, gli “invenduti” e cioè quelle automobili che complici forse i parametri d’asta eccessivamente ottimistici ed incuranti dei nuovi trend che si stanno affacciando sul mercato delle “top”, proponevano basi o prezzi di riserva troppo elevati.

Facel Vega, Bentley, Chevrolet sono alcuni dei marchi più duramente colpiti dall’onta dell’ “invenduto”. Una onestissima Bentley 2 door-saloon del 1967, in vendita in Italia a 54.000 euro si è dovuta accontentare di un winning bid di appena 34.000, con stima d’asta tra 45.000 e 55.000 euro.

Che Facel-Vega non sia certo emblema di sportività assoluta è indubbio, ma da Bentley ci si aspettava di meglio, forse le stime stellari della S Continental Flying Spur non hanno entusiasmato i compratori o meglio questi ultimi hanno preferito concentrarsi su qualcos’altro che rispondesse all’identikit: Italiano, sportivo, veloce.

La Iso Rivolta A3C in condizioni impensabili anche da nuova, la “mela verde” dell’evento di RM Auctions, è passata di mano a qualcosa più di un milione di euro mentre la Maserati Sebring prima serie da restauro completo ha raggiunto l’iperbolica cifra di 170.000 euro.

Rimanendo in casa Iso Rivolta, la medaglia d’onore va alla trepitosa Bizzarrini 5300 Strada aggiudicata per il prezzo record di quasi 1.200.000 euro. Si tratta di un’auto davvero unica ed irripetibile, amata dal primo e unico proprietario, ha gli interni perfettamente conservati. Nella pelle è possibile leggere la vita di quest’auto e la cura riservatale negli ultimi 50 anni. Le offerte, oltre le più rosee aspettative, hanno premiato l’originalità e lo stato di conservazione di quest’auto che, più di migliaia si pagine di service history, ne testimoniano il passato straordinario.

Perché tanto entusiasmo per le italiane sportive? Le ragioni possono essere molte, in primo luogo l’effetto trend, le italiane stanno crescendo inarrestabilmente e a ritmi crescenti già dal 2008 quando una Sebring da restauro si acquistava con 20/25.000 euro. Accade così che collezionisti di altri marchi decidano di spostare il loro interesse –per esempio- dall’amata Spirit of Ecstasy al Toro di Sant’Agata, altri mondi, altre sensibilità. In secondo luogo l’effetto emolutivo dei nuovi collezionisti che, alla ricerca di un investimento che garantisca un buon ritorno sul capitale, setacciano il mercato alla ricerca di quei modelli che, vecchi risultati d’asta alla mano, garantiscono un incremento di valore nel breve/medio periodo. Infine la considerazione che la classe e il prestigio sono oggi forse meglio incarnati dalle supersportive di casa nostra piuttosto che dalla vetture di Crewe anni 50 e 60 per le quali la sovraesposizione mediatica e commerciale dei modelli prodotti su piattaforma Silver Shadow hanno creato non poco imbarazzo tra i collezionisti che spendono.

Complessivamente il mercato riserva l’entusiasmo maggiore per le vetture conservate (i risultati della Collezione Baillon sono chiari ), quelle cioè dove è rintracciabile la storia, la vita e le vicissitudini sia della macchina che del proprietario. Sono queste le auto che parlano al bidder, al potenziale acquirente, sono queste che riescono a creare con lui un fil rouge comunicativo coinvolgente a colpi di rialzi.

Sarà poi il nuovo proprietario, eventualmente, a restaurare la vettura secondo il proprio gusto e con i criteri dettati dalla propria sensibilità. La libertà, d’altraparte,  ha un prezzo e a Parigi è stata molto cara.

Aut

Classe ’76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d’epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar ’60 e ’70 ed i grandi rossi dell’Etna!