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Contemaso, la nobile sobrietà dell’eccellenza

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In Italia, come peraltro in altri Paesi a spiccata vocazione vitivinicola, si fanno vini straordinari, alcuni sono conosciuti al grande pubblico altri fuggono dal clamore della notorietà e sono gelosamente custoditi, come un segreto prezioso, da chi non si accontenta della qualità o della tipicità, ma è alla ricerca dell’espressione più intima e vera del territorio. Il territorio di Montalcino non ha bisogno di presentazioni, il Brunello è il migliore e più abile degli ambasciatori, decanta ai quattro angoli del globo la vocazione di questa porzione di territorio toscano stretto tra le province di Siena e Grosseto e racconta della grande qualità delle sue cantine migliori.

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A ridosso del territorio di Montalcino, affacciata sulla valle dell’Orcia,  nel comune di Castiglione, si trovano i vigneti dell’azienda di Alessandro Tognozzi Moreni, imprenditore toscano di nobili origini che nella conduzione dell’ azienda agricola di famiglia, da oltre cinquecento anni  di proprietà del ramo materno, ha riscoperto l’attaccamento al territorio e la passione per il vino, non quello dei grandi numeri, ma quello che sin dal primo sorso emoziona nella sua riservata eleganza timidamente sussurrata. Interamente esposti a sud, i vigneti, coltivati a cordone speronato a media densità  (5000 ceppi/ha), sono incastonati tra il fiume Orcia, il torrente Ansedonia ed il Monte Amiata, antico vulcano alto poco più 1700 metri, su un territorio perlopiù calcareo-argilloso, abbondante d’ acqua  e minerali che imprimono ai vini una matrice gusto olfattiva unica e ricca di sensazioni indimenticabili.

L’uvaggio scelto per il Contemaso 2010, nome caro alla famiglia di Alessandro,  è Sangiovese 60%, Cabernet Sauvignon 13% e Petit Verdot 27%. La resa per ettaro è molto contenuta (45q.li) a conferma dell’impegno per una viticoltura di qualità che sappia offrire una fedele lettura di questo territorio e ne sappia cogliere i tratti più raffinati e sfuggenti. Dopo l’assemblaggio dei vini base, il Contemaso viene affinato prima in barrique di rovere per 15 mesi poi in bottiglia. Per precisa scelta del padrone di casa, solo una minima parte delle barrique sono di primo passaggio e non di rado si arriva anche al quarto.

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La degustazione del Contemaso, è un’esperienza sensoriale a cui dedicare un momento di riflessione, non si tratta infatti del “solito” supertuscan. Nel bicchiere si presenta di un profondo colore rubino, compatto, luminoso, vivido nei bagliori che di tanto in tanto regala all’osservatore. Il bouquet si presenta da subito avvolgente, di una raffinata complessità di frutti di bosco, visciole e viola, spezie dolci con una leggera punta di china e rabarbaro, mentre la mineralità ci porta dritto nelle profondità dell’Amiata . I sentori di terra rimandano a note lievemente sulfuree stemperate dalla freschezza e dalla gioventù della mora selvatica e dal ribes maturo. In bocca sprigiona la sua tridimensionalità, possente la spalla acida soavemente amalgamata a una morbidezza avvolgente e a un tannino di pregevolissimo nonostante la giovinezza e lascia intravedere un luminoso futuro ricco di sorprese. I ritorni di liquerizia e violetta, la lunghissima persistenza e un’alcolicità ben equilibrata con le parti sapide e tanniche chiamano a gran voce stufati di selvaggina con funghi e alloro. Il Contemaso 2010 è figlio di un terroir fatto di tradizioni secolari, graziato dalla morfologia di quest’angolo di Toscana protetto da un guardiano attento e  generoso che gioca un ruolo di fondamentale importanza per la maturazione delle uve e per la conservazione dell’acidità.

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Il lavoro e l’impegno di Alessandro Tognozzi Moreni sembra proprio andare nella giusta direzione attraverso l’ ascolto del territorio e stringendo con lui un patto d’alleanza perché il Contemaso sia il più fedele e autentico degli ambasciatori di quest’eccellenza vitivinicola italiana capace di emozionare il degustatore ad ogni sorso, oggi come tra dieci anni. C’è da scommetterci.

Aut

Classe ’76, Dottore di ricerca, libero professionista e Master Sommelier FIS, coltivo da sempre la passione del vino e delle auto d’epoca. In entrambi i settori concentro il mio interesse sulle produzioni italiane di eccellenza come strumenti di crescita economica e diffusione della nostra cultura nel mondo. Punti deboli? Le supercar ’60 e ’70 ed i grandi rossi dell’Etna!